Bambina usata per pressioni su Emanuele Mancuso, lo sdegno delle Camere minorili

Il coordinamento regionale dell’organismo dell’avvocatura specializzata esprime riprovazione per «l’ennesimo sopruso perpetrato ai danni dell’infanzia»
Il coordinamento regionale dell’organismo dell’avvocatura specializzata esprime riprovazione per «l’ennesimo sopruso perpetrato ai danni dell’infanzia»
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Giovanna e Rosaria Del Vecchio, madre e zia di Emanuele Mancuso
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Le Camere minorili di Catanzaro, Cosenza, Lamezia, Reggio Calabria e Vibo, appresa la notizia che una minore, in tenerissima età è stata usata dai familiari del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso «quale strumento di pressione e ricatto, affinché il padre ritrattasse le dichiarazioni rilasciate all’autorità giudiziaria»,  attraverso il coordinamento regionale, guidato dall’avvocato Giuseppe Marino, «esprimono sdegno e riprovazione per l’ennesimo sopruso perpetrato ai danni dell’infanzia, in una regione che sta lentamente tentando di riscattarsi». In particolare, le Camere penali «rilevano la necessità che in tutti questi casi venga tutelato il superiore interesse del minore a vivere in un ambiente sereno e che garantisca una crescita sana  e chiedono che siano poste in essere tutte le azioni tese a salvaguardare la persona del minore nella sua integrità psico-fisica, anche con riguardo alla tutela della sua immagine e della sua riservatezza. In tali contesti preziosa si è rilevata l’applicazione del protocollo “Liberi di Scegliere” studiato e posto in essere, proprio al fine di tutelare al meglio i minori costretti a vivere in contesti di criminalità e se ne auspica un sempre maggiore utilizzo».

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