‘Ndrangheta: Cassazione conferma sorveglianza speciale per Giovanni Mancuso

Inammissibile il ricorso della difesa e ritenuto corretto l’operato del Tribunale di Vibo Valentia e della Corte d’Appello di Catanzaro

Inammissibile il ricorso della difesa e ritenuto corretto l’operato del Tribunale di Vibo Valentia e della Corte d’Appello di Catanzaro

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Confermata dalla quinta sezione penale della Cassazione la sorveglianza speciale per la durata di cinque anni disposta nei confronti di Giovanni Mancuso, 76 anni, ritenuto dagli inquirenti elemento di vertice dell’omonimo clan di Limbadi e di recente condannato a 9 anni di reclusione dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia per il reato di usura al termine del processo “Black money”. La Suprema Corte ha dichiarato “inammissibile” il ricorso della difesa di Mancuso poiché  il ricorso per Cassazione avverso i decreti della Corte d’Appello in materia di misure di prevenzione personali è ammesso solo per violazione di legge. Nella fattispecie in esame, Il ricorrente Giovanni Mancuso, sotto “l’apparente veste della violazione di legge, ha censurato il pieno merito della motivazione”.

Per la Cassazione, la motivazione della Corte d’Appello di Catanzaro ha invece “adeguatamente dato atto delle dichiarazioni di una pluralità di collaboranti, tra cui hanno assunto importanza fondamentale quelle di Polito, riscontrate dalle propalazioni di numerose altre fonti, tra cui Grasso, fondando su tale complesso di elementi le sue valutazioni, incensurabili per la limitazione posta dalla norma sulle impugnazioni”. La misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale nei confronti di Giovanni Mancuso, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza (Limbadi), era stata decisa dal Tribunale di Vibo nel dicembre 2014. Giovanni Mancuso è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende.

Oltre alla condanna a 9 anni di reclusione per usura, Giovanni Mancuso nel maggio del 2013 è stato condannato anche a 6 anni di carcere in primo grado per il reato di associazione mafiosa nel processo nato dall’operazione “Genesi”. Il processo di secondo grado deve ancora essere celebrato.