Nel dibattito sulla sanità vibonese, spesso dominato da denunce e criticità, c’è anche chi sceglie di raccontare un’altra faccia dell’ospedale. È la voce di una madre, affidata a una lettera giunta alla redazione de Il Vibonese, che riporta al centro l’impegno quotidiano di medici e operatori sanitari dello Jazzolino di Vibo Valentia.

Il suo racconto si muove su un doppio binario: da un lato le difficoltà strutturali e le carenze di personale che da anni segnano il sistema sanitario locale, dall’altro l’abnegazione di chi, nonostante tutto, continua a lavorare per salvare vite.

«Scrivo per parlare della sanità vibonese, perché troppo spesso si dà spazio soltanto agli aspetti negativi legati all’ospedale Jazzolino, mentre raramente vengono raccontate le tante cose positive che ogni giorno accadono», esordisce la donna. «I nostri “angeli”, ovvero il personale medico e sanitario, salvano vite quotidianamente e svolgono un lavoro fondamentale per il nostro territorio, ma tutto questo passa spesso sotto silenzio».

Il punto di svolta arriva nel racconto di una giornata che la madre non dimenticherà. «Domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, precisamente alle ore 12:45, mia figlia stava per morire». Un momento drammatico, preceduto – sottolinea – da «diverse visite private» che non avevano individuato il problema.

La richiesta di aiuto al 118 segna l’inizio di una corsa contro il tempo. «Grazie alla professionalità di una dottoressa e dei suoi collaboratori — persone di grande umanità — la situazione è stata immediatamente presa in carico. Hanno capito subito che c’era qualcosa di grave e l’hanno trasportata d’urgenza al pronto soccorso di Vibo Valentia».

Da lì, il percorso ospedaliero. «Sia prima che durante il ricovero, le sono state praticate tutte le cure necessarie con competenza e tempestività». 

Nel suo messaggio, la madre sceglie di dare un nome e un volto a questa esperienza. «Desidero ringraziare tutti i medici italiani e cubani che operano presso l’ospedale Jazzolino di Vibo». E poi i riferimenti diretti: «Un ringraziamento speciale va al dottor Davide di origine cubana del reparto di ginecologia, al rianimatore dottor Carnevale e al chirurgo del quale al momento mi sfugge il nome, sempre di origine cubana…».

Un passaggio che richiama anche il contributo dei medici arrivati da Cuba, inseriti negli organici per far fronte alle carenze di personale, e oggi protagonisti, insieme ai colleghi italiani, di storie come questa.

«A tutti loro va la mia più sincera gratitudine per aver salvato la vita di mia figlia», conclude.

Una testimonianza che, senza negare le difficoltà della sanità vibonese, riporta l’attenzione su ciò che accade ogni giorno nei reparti: il lavoro silenzioso di chi, tra turni complessi e risorse limitate, continua a garantire cure e assistenza.