Convalidati dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, gli arresti di Giuseppe Suriano, 31 anni, di Vibo Valentia, e di Azzurra Rubino, 30 anni, di Piscopio, fermati venerdì da Guardia di finanza e carabinieri quale presunti favoreggiatori di Luigi Federici, 28 anni, arrestato dopo un periodo di latitanza in quanto destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Call Me”. Dopo la convalida (l’arresto è stato eseguito legittimamente dalle forze di polizia), il gip – non ravvisando la gravità indiziaria nel reato contestato dalla Procura – ha disposto l’immediata liberazione per Giuseppe Suriano (era finito in carcere ed è difeso dall’avvocato Stefania Rombolà) e Anna Rubino (fidanzata di Luigi Federici, era finita agli arresti domiciliari ed è difesa dall’avvocato Francesco Lione). Il pm aveva chiesto l’emissione di una misura cautelare (domiciliari per Suriano, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Rubino) che è stata però rigettata dal gip.

Le fasi dell’arresto e la qualificazione giuridica

Suriano e Rubino erano stati dapprima notati venerdì acquistare beni alimentari in un esercizio commerciale di Vibo Valentia in zona Affaccio e poi sono stati visti entrare nell’immobile dal quale, poco dopo, hanno tentato di allontanarsi unitamente al latitante Luigi Federici, quest’ultimo coimputato nel maxiprocesso Rinascita Scott. Seguendoli all’uscita in auto dal supermercato, circa un’ora e mezza dopo la Guardia di finanza e i carabinieri sono riusciti a bloccare Luigi Federici, Giuseppe Suriano e Azzurra Rubino mentre correvano dal portone di un immobile nel centro di Vibo.
Per il gip, ferma restando la legittimità dell’arresto operata dalla Guardia di finanza e dai carabinieri, non sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico degli arrestati nell’ottica di applicazione della misura cautelare. Questo perché a Suriano e Rubino non viene contestato di aver reso false dichiarazioni alle forze di polizia al fine di sviare le indagini sulla latitanza di Luigi Federici. Quindi - ad avviso del giudice - la condotta di favoreggiamento, allo stato, si dovrebbe ricavare dalla presenza di Suriano e Rubino all’interno dell’abitazione dalla quale è stato visto uscire Luigi Federici, immobile di proprietà della sorella del latitante ed all’interno del quale gli investigatori hanno trovato generi alimentari acquistati poco prima dagli arrestati e da consumare nell’immediatezza.

Tale condotta, per il giudice denota senza dubbio la conoscenza da parte di Suriano e della Rubino del luogo dove, in quel momento, si trovava Luigi Federici, ma da sola non appare allo stato sufficiente ad integrare i gravi indizi di colpevolezza per il reato di favoreggiamento personale. Questo perché le risultanze dell’attività di indagine, per il giudice, escludono “Suriano e Rubino abbiano svolto un ruolo nel reperimento dell’immobile ovvero nella sua messa a disposizione in favore di Federici”. Dagli atti indagine, inoltre, non si sa se l’immobile dove è stato ospitato Federici fosse già stato attenzionato dalle forze dell’ordine mancando allo stato “riscontri in ordine alla durata, alle modalità e alla continuità di una sua eventuale permanenza nel luogo”. Non vi sono poi, allo stato, “elementi indizianti dai quali ricavarsi che gli arrestati abbiano avuto eventuali ruoli nel trasferimento di Federici presso l’abitazione della sorella”. Anche l’osservazione degli arrestati, limitata alla giornata del 10 aprile 2026, nell’atto di portare alcuni generi alimentari all’interno dell’immobile occupato da Federici “non appare, allo stato, fondare un quadro di gravità indiziaria – conclude il giudice - in ordine al delitto di favoreggiamento”. Da qui la convalida dei due arresti, ma – in accoglimento delle argomentazioni dei difensori Rombolà e Lione – il gip ha disposto la scarcerazione per i due indagati.
Da ricordare che Giuseppe Suriano è stato condannato in appello a 14 anni di reclusione nel maxiprocesso Rinascita Scott nel dicembre scorso, ma è stato poi scarcerato per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare.