“Rinascita”: resta in carcere il costruttore vibonese Francesco Patania

Il Riesame ha rigettato il suo ricorso. Ecco tutte le accuse e le dichiarazioni dei pentiti Mantella ed Arena
Il Riesame ha rigettato il suo ricorso. Ecco tutte le accuse e le dichiarazioni dei pentiti Mantella ed Arena
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Francesco Patania

Resta in carcere il costruttore Francesco Patania, 69 anni, di Vibo Valentia, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Rinascita-Scott”. Il Tribunale del Riesame ha infatti confermato per lui la misura restrittiva chiesta ed ottenuta dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. E’ accusato del reato di associazione mafiosa ed in particolare di essere un elemento di spicco del clan Lo Bianco-Barba operante a Vibo Valentia città con competenze nella zona del centro storico e delle zone limitrofe. Francesco Patania, pienamente inserito nelle dinamiche associative – avendo ottenuto nel tempo doti e cariche ‘ndranghetistiche – partecipava alle riunioni aventi ad oggetto la rivisitazione dei ruoli e la riorganizzazione interna degli assetti criminali”. [Continua dopo la pubblicità]

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Andrea Mantella

A suo carico vi sono elementi di prova rappresentati dalle dichiarazioni rese sul suo conto dai collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Bartolomeo Arena, ma anche intercettazioni ambientali che ne hanno accertato la presenza ad un pranzo-mangiata avvenuta il l 25 gennaio 2018 in un manufatto esterno attiguo all’abitazione di Antonio Lo Bianco (cl. ’48), sita a Vibo Valentia in contrada Nasari. Tale manufatto – ad avviso dei carabinieri del Ros – rappresentava un luogo di ritrovo degli esponenti di vertice della cosca Lo Bianco- Barba. Pure Antonio Lo Bianco è stato arrestato per associazione mafiosa.

“A circa 16 anni sono stato affiliato al clan Lo Bianco – ha dichiarato Mantella – e quando mi hanno affiliato come picciotto nella copiata c’erano Carmelo Lo Bianco come capo società, Raffaele Franzè come contabile, Pino D’Andrea, Filippo Catania, Patania Francesco detto Ciccio Bello, il costruttore, e Francesco Fortuna detto Ciccio Pomodoro. Il clan Lo Bianco, come tutte le cosche, era composto da una società maggiore e da una società minore, il capo era Carmelo Lo Bianco classe ‘32 detto “Pizzinni”; i contabili erano alternativamente Enzo Barba, detto “Il Musichiere” e Raffaele Franzè detto “U Svizzeru”; la “bacinella” era detenuta da Carmelo Lo Bianco ed Enzo Barba. I maggiori esponenti del gruppo ha dichiarato Mantella – erano: Patania Francesco detto “Ciccio Bello” che è l’imprenditore, Carmelo Lo Bianco detto “Sicarru” e Paolino Lo Bianco. Fino al 2011 erano questi i soggetti che avevano la situazione in pugno. Di solito le riunioni avvenivano all’interno del garage o dell’appartamento di Carmelo Lo Bianco, intestato a Filippo Catania, delle volte presso il terreno del nonno di Salvatore Morelli in contradada Nasari di Vibo Valentia o al capannonedi Ciccio Bello”.

In sostanza, Andrea Mantella  già intraneo alla cosca Lo Bianco, ha indicato Francesco Patania come uno degli “storici e più influenti appartenenti alla cosca Lo Bianco, tanto da averlo avuto in copiata”.

Bartolomeo Arena

Anche il nuovo collaboratore di giustizia, Bartolomeo Arena, ha definito Francesco Patania come uno degli “uomini d’onore” della ‘ndrina dei Cassarola ovvero la famiglia Pugliese con la quale Patania è direttamente imparentato (è zio di Rosario Pugliese, attualmente irreperibile). Nell’interrogatorio del 24 ottobre scorso, Bartolomeo Arena ripercorrendo gli eventi recenti che si sono succeduti in seno alla consorteria di Vibo Valentia, ha indicato nuovamente i componenti del nuovo Locale di ‘ndrangheta formato nel 2012, fornendo ulteriori dettagli e completando l’elenco dei partecipi.

In particolare, Arena ha indicato Francesco Patania ed i Cassarola come un gruppo inizialmente non facente parte del nuovo “locale” di ‘ndrangheta ma che comunque “doveva rispondere delle proprie azioni al medesimo locale, non potendo ad esempio svolgere in maniera indipendente attività estorsiva”. Di questo gruppo facevano parte avrebbe fatto parte anche Francesco Patania.

“Preciso – ha concluso Bartolomeo Arena – che non so dire se dopo il nostro distacco, quello del gruppo dei Ranisi, il gruppo dei Pugliese sia entrato formalmente nel Locale di ‘ndrangheta non riconosciuto di Vibo Valentia, ma sicuramente si sono ancor di più avvicinati ai Lo Bianco-Barba”.

Il 6 novembre scorso, quindi, Bartolomeo Arena ha aggiunto che “Francesco Michelino Patania, detto “Ciccio Bello”, è un vecchio ‘ndranghetista degli anni sessanta-settanta. E’ un imprenditore miliardario che si è arricchito grazie all’appoggio del boss Antonio Mancuso, con il quale era in affari. E’ anche zio dei Cassarola. Non ha fatto parte del Buon Ordine fin quando vi erano i Ranisi, non so se dopo vi è entrato. Negli ultimi anni ha perso parte del proprio prestigio criminale, anche perché qualche anno orsono è stato anche gambizzato”. c

Salvatore Morelli

Francesco Patania è stato infatti raggiunto da colpi d’arma da fuoco agli arti inferiori esplosi il 17 gennaio 2014 da un soggetto con il volto travisato, mentre il 22 marzo 2017 dinanzi alla sede della società “Patania Costruzioni” gli è stata recapitata la carcassa di un delfino morto. Episodio, quest’ultimo, contestato a Michele Pugliese Carchedi, 37 anni, e Domenico Tomaino, 31 anni, alias “U Lupu”, che avrebbero agito su ordine di Salvatore Morelli, 38 anni, detto “l’Americano”, attualmente irreperibile. La carcassa del delfino sarebbe stata notata sulla spiaggia di Briatico e portata a Vibo allo scopo di intimidire Patania e fargli sborsare somme di denaro. Intento non riuscito, ad avviso degli inquirenti, proprio per l’appartenenza di Ciccio Patania al clan Lo Bianco.

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