Microcellulare nelle parti intime, ancora un caso al carcere di Vibo

Dopo l’episodio di due settimane fa, la Polizia penitenziaria rinviene il dispositivo addosso ad un detenuto proveniente dalla Sicilia
Dopo l’episodio di due settimane fa, la Polizia penitenziaria rinviene il dispositivo addosso ad un detenuto proveniente dalla Sicilia
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È il secondo caso in pochi giorni riscontrato al carcere di Vibo Valentia. Una pratica evidentemente diffusa quella che vede detenuti tentare di occultare microcellulari nelle parti intime. Tentativo che non è però sfuggito ai controlli messi in atto dalla Polizia penitenziaria vibonese.

Dopo il caso riscontrato lo scorso 5 febbraio, infatti, un episodio analogo ha riguardato un detenuto proveniente dalla Sicilia, trovato in possesso del dispositivo occultato negli orifizi intimi. Lo rende noto la segretaria territoriale della UilPa Polizia penitenziaria Francesca Bernardi. «A distanza di poco più di due settimane – spiega l’esponente del sindacato – di nuovo le donne e gli uomini coordinati dal dirigente di Polizia penitenziaria Domenico Montauro, ieri sera hanno dato prova di perspicacia e professionalità rinvenendo un micro-telefono cellulare abilmente occultato da un detenuto, da poco giunto da altro istituto, in un orifizio intimo. Il Reparto del Corpo di polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Vibo Valentia dimostra ancora una volta la sua alta professionalità, nonostante le ataviche carenze di risorse e le problematiche gestionali, e sembra quasi essere specializzato nel ritrovamento di telefoni cellulari che, in queste due circostanze consecutive, sono stati rinvenuti su detenuti provenienti da altre sedi».

Carcere di Vibo, detenuto nasconde un microcellulare negli “orifizi intimi”

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