Rinascita-Scott, domiciliari per 36enne accusato di una rapina in banca

Lascia il carcere per accudire i figli sotto i sei anni. Ecco tutti i dettagli del “colpo” messo a segno a Ricadi nel 2016 ai danni del Credito cooperativo di San Calogero
Lascia il carcere per accudire i figli sotto i sei anni. Ecco tutti i dettagli del “colpo” messo a segno a Ricadi nel 2016 ai danni del Credito cooperativo di San Calogero
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Sandro Ganino

Lascia il carcere di Cosenza per gli arresti domiciliari Sandro Ganino, 36 anni, di Acquaro, arrestato nell’operazione “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro e dei carabinieri. Il gip distrettuale, Barbara Saccà, ha infatti accolto un’istanza degli avvocati Antonio Barilaro e Sandro D’Agostino in virtù del fatto che il 36enne ha figli di età inferiore ai sei anni e la moglie non può accudirli in quanto impegnata fuori casa nella sua attività lavorativa. Sandro Ganino è accusato del reato di concorso in rapina a mano armata, aggravata dalle finalità mafiose, ai danni della Banca di Credito cooperativo di San Calogero ubicata a San Nicolò di Ricadi. [Continua dopo la pubblicità]

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In particolare, in concorso con Onofrio Barbieri, 40 anni, residente a Vena Superiore, Cristian Capomolla, 32 anni, nativo di Soriano ma residente a Reggio Calabria, Domenico Cugliari, 38 anni, detto “Scric”, di Sant’Onofrio, Giuseppe Lopreiato, 26 anni, di Sant’Onofrio, e Francesco Tarzia, 38 anni, di Acquaro, il 20 maggio 2016 avrebbero puntato una pistola contro un impiegato della banca mentre costui stava digitando il codice di accesso della porta della filiale in modo tale da permettere ad uno dei rapinatori di entrare insieme a lui nei locali della banca per poi costringerlo ad aprire nuovamente la porta e fare entrare altri complici armati e con il volto travisato.

Cristian Capomolla

I rapinatori avrebbero quindi puntato le armi contro l’impiegato, il direttore della banca e un cliente della filiale per tutte le fasi della rapina, poi messo fuori uso i sistemi di videosorveglianza, e infine detto esplicitamente al direttore di non dare l’allarme, pena ritorsioni ai danni del figlio di quest’ultimo. Ottenute le chiavi della cassaforte, i rapinatori si sono impossessati della somma in contanti di 220mila euro, imbavagliando e bloccando direttore, impiegato e cliente con del nastro adesivo per poi rinchiuderli in una stanza. Sandro Ganino unitamente a Giuseppe Lopreiato, Onofrio Barbieri, Francesco Tarzia e Cristian Capomolla sono accusati di essere gli esecutori materiali della rapina.

Giuseppe Lopreiato

Domenico Cugliari, invece, avrebbe fatto da organizzatore del “colpo”, effettuando i sopralluoghi e garantendo agli esecutori materiali la fuga attendendoli all’interno della propria Renault Clio. La rapina, oltre all’aggravante dell’uso delle armi e del voto travisato, è aggravata anche dal fine di voler agevolare le attività del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Ad Onofrio Barbieri, Domenico Cugliari e Giuseppe Lopreiato viene infatti contestato, con altro capo d’imputazione, anche il reato di associazione mafiosa e di essere organici alla cosca guidata dai fratelli Domenico e Pasquale Bonavota.

Francesco Tarzia

A Sandro Ganino, Onofrio Barbieri, Giuseppe Lopreiato, Francesco Tarzia, Domenico Cugliari, Cristian Capomolla viene infine contestato anche il reato di ricettazione della Fiat Panda provento di un furto acquistato per portarsi sul luogo della rapina.