domenica,Giugno 20 2021

Elezioni a Limbadi, l’accusa di Sara Scarpulla: «La mafia sparita dai programmi»

La madre di Matteo Vinci, ucciso da un’autobomba il 9 aprile 2018, parla dei candidati: «Cosa faranno una volta insediati? Avranno il coraggio di mettersi contro piccoli e grandi boss?»

Elezioni a Limbadi, l’accusa di Sara Scarpulla: «La mafia sparita dai programmi»

«Io Sara, guardo i programmi delle liste che partecipano alle prossime elezioni di Limbadi: il mio paese. Non posso fare a meno di pensare che alle elezioni precedenti tra i candidati c’era mio figlio. Lo rivedo nei video mentre col vestito buono parla a un comizio. Mi commuovo. Mi viene da piangere. Sono passati solo 5 anni e mi sembra una vita. Leggo i programmi dei nuovi candidati. Parlano di rete idrica e fognaria, strade, un accenno al sociale e via così. La parola mafia non c’è».

È questo il pensiero di Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, il 42enne morto il 9 aprile del 2018, fatto saltare in aria con un’autobomba mentre rientrava dalla campagna in compagnia del padre Francesco. Quella parola, “mafia”, accusa oggi alla vigilia delle consultazioni Sara, «non esiste in nessun programma. Eppure è la mafia che si è portata via mio figlio, reso invalido Francesco con una bomba. È successo a Limbadi. Rileggo i programmi delle due liste: la parola mafia non c’è – ribadisce -. Non c’è il barlume di un’iniziativa antimafia. Non c’è nessun doveroso ricordo per le vittime innocenti di questo paese. Da quaranta-cinquanta anni la mafia ha assoggettato, taglieggiato tanti suoi abitanti. Li ha espropriati, resi invalidi con pestaggi feroci, li ha uccisi. Nei programmi elettorali, però, non c’è l’iniziativa di una stele, di una targa, di un ricordo, di un’iniziativa sia pure culturale da cui partire».

E aggiunge, «non c’è un accenno al fatto che Limbadi è un Comune sciolto per mafia. E allora… dov’è quella Rinascita di cui parla Gratteri? Dov’è il coraggio di affrontare la realtà? Perché esporsi per un incarico pubblico se non si ha coraggio? Una volta insediati cosa faranno quando gli amici degli amici si presenteranno per un appalto per quelle meravigliose opere che dicono di voler fare? Cosa faranno quando le sentenze del maxi-processo li obbligheranno a incamerare i beni confiscati ai superboss e ai piccoli boss? (praticamente mezzo territorio di Limbadi). Cosa diranno ai mille giornalisti, di tutto il mondo, previsti per il maxi-processo che verranno a vedere la Madrepatria, la culla della mafia vibonese? Cosa faranno, per recuperare il buon nome di questo paese, che pure dopo tanto dolore, meriterebbe un destino diverso? Probabilmente diranno, come tutti hanno detto ai due giornalisti francesi, venuti in questi giorni, che la mafia a Limbadi non esiste».

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