‘Ndrangheta: operazione “Conquista” contro i Bonavota, in 9 ammessi al rito abbreviato

Decisione del gup distrettuale di Catanzaro dopo un’astensione del precedente giudice che ha già giudicato Francesco Fortuna per l’omicidio Di Leo

Decisione del gup distrettuale di Catanzaro dopo un’astensione del precedente giudice che ha già giudicato Francesco Fortuna per l’omicidio Di Leo

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Sono stati ammessi al rito abbreviato – che comporta in caso di condanna uno sconto di pana pari ad un terzo – 9 imputati del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Conquista” contro il clan Bonavota di Sant’Onofrio.  A vario titolo vengono contestati i reati di omicidio, ricettazione, danneggiamento, estorsione, detenzione illegale di armi e favoreggiamento.

Stralciata solo la posizione del collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, 45 anni, di Vibo Valentia, che si trovava a scadenza termini.

Gli ammessi all’abbreviato. In particolare saranno processati con rito abbreviato ed allo stato degli atti i fratelli Pasquale Bonavota, 43 anni, Domenico Bonavota, 38 anni, Nicola Bonavota, 41 anni, tutti di Sant’Onofrio; Francesco Fortuna, 37 anni, di Sant’Onofrio; Onofrio Barbieri, 37 anni, di Sant’Onofrio; Giuseppe Lopreiato, 23 anni; Domenico Febbraro, anche loro di Sant’Onofrio; Vincenzino Fruci, 41 anni, di Acconia di Curinga; Francesco Michienzi, 37 anni, di Acconia di Curinga (collaboratore di giustizia).

Le contestazioni. I fatti di sangue al centro del procedimento sono l’omicidio di Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, ucciso il 4 maggio 2004 a colpi di arma da fuoco a Pizzo Calabro, e quello di Domenico Di Leo, alias “Micu Catalanu”, ucciso a Sant’Onofrio in via Tre Croci il 12 luglio 2014.

Per l’omicidio di Di Leo sono indagati: Domenico Bonavota, Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Onofrio Barbieri e Andrea Mantella.  Per tale fatto di sangue, Francesco Fortuna è già stato condannato in separato processo a 30 anni di carcere. Domenico Di Leo, detto “Micu i Catalanu”, era ritenuto dagli inquirenti un componente dello stesso clan Bonavota con il ruolo di “braccio armato”. Entrato in contrasto con i figli del defunto boss Vincenzo Bonavota, è stato attinto da diversi colpi d’arma (Kalashnikov e fucile a pompa), tanto che sul posto sono stati rinvenuti i bossoli di oltre 45 colpi.

Per l’omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato, sono invece indagati: Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri ed Andrea Mantella, mentre Domenico Bonavota, Francesco Michienzi e Vincenzino Fruci per tale fatto di sangue sono stati già giudicati ed assolti in via definitiva nell’operazione antimafia denominata “Uova del drago”. Raffaele Cracolici, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato eliminato dal clan Bonavota per sgomberare il campo da uno scomodo rivale sull’area industriale di Maierato. 

Domenico Febbraro è poi accusato di aver materialmente esploso undici copi di pistola all’indirizzo del cancello di ingresso della struttura ricettiva “Popilia Country Resort”. Sul posto sarebbe stato accompagnato da Giuseppe Lopreiato, presunto autista di Domenico Bonavota e presunto mandante della sparatoria. 

 Prossima udienza per la discussione del pubblico ministero il 26 gennaio. Si proseguirà quindi il 16 febbraio, 16 marzo e il 21 maggio.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Armando Veneto, Sergio Rotundo, Francesco Muzzopappa, Nicola Cantafora, Vincenzo Gennaro, Tiziana Barillaro, Salvatore Staiano, Giovanni Gemelli, Raffaele Rizzuti, Antonino Tillieci, Giuseppe Spinelli, Maria Grazia Conidi (per il collaboratore Michienzi), Manfredo Fiormonti (per Mantella), Nicola D’Agostino e Giosuè Monardo. 

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