Processo “Odissea”: accompagnamento coattivo per i coniugi Grasso

Il Tribunale di Vibo l’ha diposto nell’ambito del processo che vede imputato di usura ed estorsione il presunto boss di Zungri

Il Tribunale di Vibo l’ha diposto nell’ambito del processo che vede imputato di usura ed estorsione il presunto boss di Zungri

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Nuovo accompagnamento coattivo da parte del Tribunale collegiale di Vibo Valentia per Giuseppe Grasso e Francesca Franzè, testimoni di giustizia di Briatico, chiamati oggi a deporre nel processo che vede imputato Giuseppe Accorinti, 59 anni, presunto boss di Zungri, per i reati di usura ed estorsione ai danni dei due coniugi. La richiesta di accompagnamento coattivo con le forze dell’ordine dei due testimoni oggi assenti è stata disposta dal Tribunale in accoglimento di una richiesta della difesa di Accorinti (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Bagnato) che ha anche ottenuto una verifica da parte del Servizio centrale di protezione circa i motivi dell’assenza dall’aula da parte dei due testi. 

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Il processo-stralcio, rinviato al 17 aprile prossimo, è nato dall’operazione denominata “Odissea”, scattata nel settembre del 2006 con indagini svolte dalla Squadra Mobile di Vibo coordinata dall’allora pm della Dda di Catanzaro, Marisa Manzini. Cadute già dinanzi al Tribunale del Riesame le aggravanti mafiose, gli atti dell’inchiesta sono passati per competenza funzionale e territoriale alla Procura di Vibo Valentia che nel febbraio 2011 ha ottenuto dal gip, Gabriella Lupoli, il rinvio a giudizio di Giuseppe Accorinti.

I due coniugi hanno anche proposto querela nei confronti del Tribunale di Vibo in ordine all’andamento del processo e da qui la richiesta di trasmissione degli atti a Salerno per calunnia nei confronti dei due testi avanzata dalla difesa dell’imputato. 

 

Il presunto boss di Zungri,  secondo l’accusa avrebbe in diverse circostanze elargito prestiti ad usura, per un totale di 60mila euro, ai coniugi Grasso-Franzè  applicando un tasso di interesse mensile pari al 10%. Il secondo episodio contestato dalla Procura, risalente ad episodi iniziati nel 2001, vede invece Giuseppe Accorinti rispondere di usura ai danni di Giuseppe Grasso per un prestito complessivo di 100mila euro, con tassi di interesse mensili pari al 10%. L’accusa di estorsione, invece, si riferisce ad una serie di minacce di morte che Peppone Accorinti (in foto) avrebbe rivolto all’imprenditore Giuseppe Grasso in occasione di ogni mancato pagamento dei tassi usurari. Le presunte condotte estorsive coprono un arco temporale compreso fra il 2001 ed il 2005.