‘Ndrangheta: processo Costa Pulita a Vibo, il potere dei clan a Briatico ed i rapporti con i Mancuso

Il ruolo degli Accorinti nel progetto di allargamento del porto, nei viaggi alle isole Eolie e nelle lottizzazioni

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Due nuovi testi oggi pomeriggio dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nel processo nato dall’operazione antimafia denominata “Costa pulita” e che vede sul banco degli imputati i presunti esponenti dei clan Accorinti-Bonavita-Melluso di Briatico, Il Grande di Parghelia e  Mancuso di Limbadi e Nicotera.

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Due i marescialli dell’Arma escussi in aula. Il primo a deporre è stato Antonio Sansalone all’epoca delle indagini in forza al Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il teste ha spiegato di aver recuperato insieme al maresciallo Antonino Scarcella una conversazione, intercettata a bordo di una Mercedes, finita in altro procedimento seguito dal Nucleo Investigativo.

Si trattava in particolare di un’intercettazione fra Pino Niglia, detto “Pino U Cani”, di Briatico, e Antonino Accorinti, ritenuto il capo dell’omonimo clan, finita agli atti dell’inchiesta per usura denominata “Senza Respiro” risalente al 2006 e nata dalle dichiarazioni del testimone di giustizia vibonese Giuseppe Scriva. Tale intercettazione è servita agli investigatori per capire che Antonino Accorinti coltivava già da diversi anni dei rapporti con i Mancuso di Limbadi e Nicotera. Gli interlocutori avrebbero infatti indicato con le parole “Là sotto” una località fra Limbadi e Nicotera ed a tale terminologia venivano associate le figure di esponenti di spicco della famiglia Mancuso ovvero i boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarppuni”, ed i suoi cugini Diego Mancuso e Francesco Mancuso, alias “Tabacco”. 

I rapporti con gli Accorinti di Zungri. Antonino Accorinti avrebbe però coltivato rapporti anche con Giuseppe Accorinti, alias “Peppone”, solo omonimo del primo e ritenuto il boss di Zungri. In un’occasione, i carabinieri hanno inoltre annotato la presenza nei corridoi del vecchio Tribunale di Vibo Valentia – intenti a discutere fra loro ed in attesa di un’udienza del processo “Odissea” – Antonino Accorinti, Giuseppe Accorinti, Antonio Accorinti (figlio di Antonino Accorinti) e Salvatore Muggeri (genero di Antonino Accorinti). Nello stesso periodo, inoltre, l’attenzione degli investigatori si era focalizzata anche su un danneggiamento che aveva subito a Zungri un capannone di Ambrogio Accorinti, fratello di Giuseppe Accorinti al quale a sua volta era stato incendiato un fabbricato. 

Le quote societarie nella “Briatico Eolie”. Altro tema trattato dal teste è stato quello del servizio di osservazione e videoripresa a Vibo, effettuato il 4 maggio 2011, di alcuni indagati che dovevano recarsi dal notaio per cambiare alcune quote societarie nella “Briatico Eolie”, compagnia di navigazione ritenuta in mano agli Accorinti di Briatico. “Abbiamo visto entrare dal notaio – ha spiegato il maresciallo – Antonio e Greta Accorinti, figli di Antonino, Domenico Marzano e la moglie Claudia Barbuto, Filippo Niglia, Armando Bonavita, figlio di Pino”, tutti indagati nell’inchiesta Costa Pulita, e il commercialista Maurizio Ippolito, quest’ultimo non indagato. Poco prima i carabinieri avevano invece intercettato delle telefonate fra Antonino Accorinti e la moglie Carmela Napoli e quindi fra lo stesso Antonino Accorinti e Filippo Niglia per l’appuntamento dal notaio. 

Le intercettazioni su Salvatore Prostamo. L’esame del maresciallo Alessandro Garavelli, all’epoca in servizio al Reparto Operativo dei carabinieri di Vibo, è stato invece incentrato sull’esame di alcune intercettazioni che hanno avuto quale protagonista il geometra Salvatore Prostamo, 42 anni, uno dei principali indagati dell’inchiesta “Costa Pulita”. Diversi i contatti di Prostamo con altri indagati come l’imprenditore di Briatico, Giuseppe Granato, il presunto boss Pino Bonavita e l’allora consigliere comunale Sergio Bagnato (quest’ultimo sotto processo con il rito abbreviato e nei confronti del quale il pm ha già chiesto la condanna a 2 anni). Ma anche contatti con altri soggetti non indagati come il marchese di Briatico Francesco Bisogni, grosso proprietario terriero al quale Prostamo avrebbe dovuto curare delle lottizzazioni. “Dall’ascolto delle intercettazioni – ha spiegato il teste – abbiamo però capito che Salvatore Prostamo avrebbe potuto seguire le lottizzazioni solo con il via libera di Antonino Accorinti. Abbiamo anche preso a verbale il marchese Bisogni che però ci è apparso reticente. Lo stesso nel 2009 aveva invece presentato una denuncia”. 

Il porto e l’assessore dimissionario. Nella deposizione del maresciallo Garavelli anche la vicenda che ha interessato l’allora assessore all’Ambiente ed al Turismo del Comune di Briatico, Vincenzo Savino, dimissionario il 12 agosto del 2011. “Il 6 settembre 2011 – ha spiegato il teste – gli è stata bruciata una barca che si trovava sull’arenile di Briatico”. Il 13 settembre l’ex assessore viene così sentito dai carabinieri sul progetto di un porto turistico a Briatico per il quale dovevano essere stanziati dei fondi e si era registrato pure un Consiglio comunale aperto ad una delegazione di pescatori fra i quali  Francesco Vincenzo Accorinti, fratello di Nino Accorinti, contrario a tale progetto. Il maresciallo ha inoltre raccontato che l’allora assessore Savino aveva avanzato pure dei progetti che riguardavano i depuratori, idea che però “creava fastidio a più di qualcuno”. 

Gli interessi degli Accorinti per la navigazione. Altro tema toccato nel corso della deposizione, quello degli interessi degli Accorinti per le imbarcazioni da utilizzare per i viaggi alle isole Eolie. Una di tali navi era ancorata nel porto di Vibo Marina, la “Euroline”, di proprietà di Antonino Accorinti e lunga oltre 30 metri per un valore di 150mila euro. In tale contesto della “guerra” per gestire in regime di monopolio il business dei turisti in partenza dal Vibonese verso le Eolie, il maresciallo ha fatto rientrare il danneggiamento della biglietteria di proprietà degli imprenditori Comerci (anche loro proprietari di imbarcazioni) ubicata a Capo Vaticano in località Grotticelle. L’ipotesi investigativa era che il danneggiamento fosse opera degli Accorinti per sbaragliare la concorrenza dei Comerci per i viaggi alle Eolie.

L’alluvione di Briatico. Il teste ha infine ricordato l’interesse in prima persona del presunto boss Antonino Accorinti a vedersi sistemata la spiaggia – dinanzi ai suoi villaggi e lidi “Green Beach” e “Green Garden” – rimasta colpita da un’alluvione nelle giornate del 19 e 20 ottobre 2010. Nino Accorinti si sarebbe attaccato al telefono richiedendo con insistenza l’intervento di mezzi pagati dal Comune per la sistemazione della spiaggia. Solo quella davanti al suo villaggio, naturalmente. In tale occasione, i carabinieri hanno notato sul posto i mezzi della ditta “Edil Costanzo”.

Nel corso del contro-esame dei due testi sono intervenuti gli avvocati Giuseppe Bagnato, Daniela Garisto, Francesco Sabatino, Aloisio e Diego Brancia. 

Prossima udienza il 28 febbraio. 

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