Operazione Nemea | Emanuele Mancuso resta in carcere ma il fermo non viene convalidato

Il gip del Tribunale di Reggio Calabria firma un’ordinanza di custodia cautelare e trasmette gli atti al pm della Dda di Catanzaro

Il gip del Tribunale di Reggio Calabria firma un’ordinanza di custodia cautelare e trasmette gli atti al pm della Dda di Catanzaro

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Non convalidato dal gip di Reggio Calabria il fermo di Emanuele Manccuso, 30 anni, residente a Nicotera, figlio del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Nemea” contro il clan Soriano di Filandari. Il gip ha escluso la gravità indiziaria relativamente al danneggiamento ai danni del distributore di carburanti sito nel territorio comunale di Filandari e di proprietà di Romano Pasqua. Emanuele Mancuso non lascerà tuttavia il carcere in quanto lo stesso gip ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare. A carico di Emanuele Mancuso vi sono infatti i reati contestati per un furto da 100mila euro ai danni di una gioielleria di Nicotera e le vicende relative agli attentati a suon di bombe ai danni dell’imprenditore di Ionadi Antonino Castagna. Emanuele Mancuso era stato fermato a Villa San Giovanni e da qui la competenza del gip di Reggio Calabria sul fermo. Lo stesso giudice, dopo l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ha quindi dichiarato la propria incompetenza territoriale trasmettendo gli atti al pm della Dda di Catanzaro affinchè provveda a reiterare al gip distrettuale una nuova ordinanza di custodia cautelare. Emanuele Mancuso è difeso dall’avvocato Francesco Sabatino.