Combattere ogni giorno contro un nemico multiforme. Da una parte i volti noti, conosciuti e organizzati; dall’altro, una pericolosa commistione con la società civile, con 50mila persone inserite nella banca dati. È questo il riassunto dell’attività che la Direzione Investigativa Antimafia porta avanti ogni giorno per contrastare i fenomeni di ‘ndrangheta in tutta la Calabria. Il numero uno della DIA di Catanzaro, Beniamino Fazio, a margine dell’incontro in Unical con gli studenti di Pedagogia dell’Antimafia, spiega la differenza fra i due mondi della criminalità organizzata.

«Ci troviamo dinanzi a organismi evoluti, mimetici, adattivi. Pertanto, la nostra concezione della ‘ndrangheta deve cambiare: accanto alla ’ndrangheta militare c’è una ’ndrangheta che appartiene alla zona grigia. Ed è quella più pericolosa». Più pericoloso l’ignoto del noto, verrebbe da dire. Ed è proprio questo il punto.

«La ’ndrangheta militare, quella gerarchicamente organizzata, conta tante persone ma tutte assolutamente visibili. Le forze di polizia conoscono quasi tutti coloro che fanno parte della ’ndrangheta militare». Fazio procede poi con una digressione: «La domanda, giustamente, che qualcuno si può porre è: allora perché non li arrestate tutti? Perché c’è un problema di acquisire anche le prove: la prova dell’appartenenza, la prova dei reati. Ma noi combattiamo contro un nemico visibile». Ed è questo il punto che preoccupa il direttore della Dia.

Nel corso di un incontro con gli studenti di Pedagogia dell’Antimafia, il direttore della Dia di Catanzaro, Beniamino Fazio, ha usato parole forti per descrivere il senso di necessità di contrastare la cosiddetta “zona grigia” della ‘ndrangheta: «È un nemico invisibile», ha affermato.

 

Fazio: «Nella zona grigia politici, professionisti e anche poliziotti»

La “zona grigia” a proposito della quale spesso Fazio ha parlato nelle ultime uscite è infatti un problema che coinvolge molte più persone di quanto si possa pensare: «Questa zona grigia è composta da professionisti – spiega Fazio – e che sono avvocati, politici, consulenti fiscali, anche poliziotti, se vogliamo, le nostre mele marce. Quindi bisogna assolutamente dare la possibilità di far conoscere soprattutto agli studenti il problema che c’è nell’affrontare questa zona grigia».

E la necessità di affrontare questo percorso con i ragazzi e le ragazze è diventato realtà all’Unical. Anche perché, spiega il direttore della Dia di Catanzaro, c’è un «modo di affrontare il discorso relativo alla ‘ndrangheta che è arretrato, è antiquato. Le organizzazioni criminali, soprattutto in Calabria, non sono assolutamente delle bande di criminali. Questo, se fosse vero, darebbe un messaggio rassicurante: significherebbe che è un problema soltanto della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri». Per smantellare la zona grigia, dunque, bisogna cambiare registro e parlare coi giovani. Come l’Unical, con il professore Giancarlo Costabile, sta già facendo.