La Cassazione rigetta il ricorso e si sofferma sulla provenienza dalle forze Nato delle cartucce rinvenute nel corso di una perquisizione
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Tre anni, 3 mesi, 15 giorni e 10.300 euro di multa, oltre alle pene accessorie e alla confisca di armi e munizioni. Questa la condanna definitiva nei confronti di Antonio Paparatto, 54 anni, di Ricadi, ritenuto responsabile di reati in materia di armi. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti respinto, ritenendolo infondato, il ricorso di Paparatto avverso la sentenza del 7 marzo dello scorso anno ad opera della Corte d’Appello di Catanzaro. In primo grado la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia è invece datata 4 giugno 2024. Secondo le convergenti sentenze di merito, a seguito di perquisizione veicolare e personale avvenuta l’8 aprile 2023, i carabinieri hanno rivenuto 100 munizioni calibro 7,65 Browing marca Fiocchi, 150 munizioni calibro 9x19, riportanti sul fondello la scritta Nato, e 50 munizioni calibro 357 Magnum marca Fiocchi. Estesa la perquisizione presso l’abitazione di pertinenza dell’imputato, sono stati poi rinvenuti una pistola semiautomatica Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa, due caricatori vuoti e 30 cartucce calibro 7,65 Browing, marca Fiocchi. La Corte d’Appello di Catanzaro ha motivato la conferma della condanna disattendendo i rilievi difensivi in ordine: alla natura delle munizioni recanti la scritta Nato sul fondello, alla clandestinità della pistola in ragione dell’abrasione del numero di matricola, nonché alla relativa ricettazione e, infine, all’autonoma rilevanza della detenzione delle cartucce calibro 7,65 rinvenute a casa.
I giudici d’appello hanno espressamente disatteso ogni rilievo difensivo in punto di effettiva riferibilità all’imputato della detenzione del materiale rinvenuto, sia con riguardo a quello presente sull’autovettura sulla quale si trovava Antonio Paparatto, sia a quello esistente presso l’abitazione allo stesso in uso.
Per la Cassazione, il ricorso di Paparatto è infondato in quanto un teste di polizia giudiziaria ha dichiarato che l’immobile nel quale è stato rinvenuto il materiale illegale era in uso all’imputato. Le contrarie allegazioni difensive sono state ritenute recessive, anche alla luce dell’utilizzabilità delle cartucce rinvenute nell’automobile e della pistola rinvenuta nell’immobile. “Invero non assume rilievo decisivo il fatto (incontestato) che l’immobile fosse di proprietà del padre di Paparatto il quale non ha allegato, né dimostrato – sottolinea la Cassazione – di avere abitato in un luogo diverso o che l’abitazione fosse abitata da altri soggetti”. Quanto poi al marchio Nato, le munizioni sono destinate “alle armi da guerra utilizzate dalla Nato o dall’Esercito e, quindi, sono destinate al caricamento di armi da guerra”. Inoltre è rimasto incontestato che “Paparatto era stato visto dalla polizia giudiziaria tenere la busta, poi sequestrata, all’altezza della coscia tra il sedile passeggero ed il montante dell’autovettura”. Da qui il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.

