VIDEO | Manifestazione in sostegno delle categorie in lotta allo svincolo autostradale dopo l’annuncio della smobilitazione degli autotrasportatori. Rigettata ogni forma di violenza: «Non siamo con chi spacca le vetrine ma siamo qui anche per difendere i nostri diritti»
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Un colpo d’occhio imponente, un blocco di umanità che restituisce voce e nuova linfa ad una protesta che, dopo la svolta repressiva del governo, va scemando un po’ ovunque. Al presidio dello svincolo autostradale di Sant’Onofrio va così in scena forse l’ultimo “fuoco” di una mobilitazione che, dopo la rimozione di quasi tutti i Tir della Fedralog, sembra avviarsi mestamente alla conclusione.
A tenere il punto, resiste ancora il Movimento territorio e agricoltura che, attraverso il suo portavoce Matteo Talarico, assicura la prosecuzione della battaglia. «Civile, senza blocchi né disagi, ma costante e tenace finché le risposte che aspettiamo dal Consiglio dei ministri non saranno convincenti» ha detto questa mattina. Si, c’era anche lui a Sant’Onofrio ad accogliere il migliaio di studenti delle scuole superiori che da Vibo hanno raggiunto l’uscita dell’A2 per solidarizzare con le categorie impegnate in queste lunghe giornate di lotta.
La “ritirata” di Fedralog, Talarico non lo nasconde, ha spaccato il fronte. Una scelta «incompresa» la definisce, mentre invita proprio gli autisti delusi a unirsi agli agricoltori e a proseguire nella battaglia. «La nostra forza sono loro – aggiunge riferendosi agli studenti –, che ci motivano a proseguire. Siamo qui anche il loro futuro. Non per i nostri interessi di categoria, ma nell’interesse di tutti».
A pochi metri da lui è proprio Angelo Derenzo, referente della Federazione regionale della logistica, ad afferrare il megafono e a parlare agli studenti per ringraziarli del sostegno. «Da padre, da lavoratore, è veramente un’emozione. Ci avete dato una carica che nei giorni passati non avevamo. Grazie per combattere insieme a noi, sempre in maniera civile: la civiltà parte dalle scuole e, oggi, qui ho visto tanti ragazzi per bene con un grande senso civico».
Sui cartelloni si leggono slogan creativi e variopinti: da “I prezzi alle stelle, le scuole alle stalle” a “Ci volete ignoranti per averci obbedienti” ma anche un poetico “Le monde es a nous” o un più prosaico “Meno tasse, più ‘nduja e soppressata”. I cori vanno, invece dal “Da noi non ci fermiamo, facciamoci sentire” a “Bella ciao” e “Fratelli d’Italia”. L’immagine della protesta è il tricolore che svetta sulla folla, nel volteggio che gli imprime un ragazzo sorridente.
Le ragioni di una presenza le spiegano i rappresentanti d’Istituto del Liceo Michele Morelli. E lo fanno con una lucidità disarmante. «Crediamo che manifestare per queste tematiche sia importante se vogliamo che i nostri diritti vengano ascoltati - afferma Francesca Contartese -. Al tempo stesso vorremmo che ci fosse maggiore empatia tra le persone perché ciò che capita ad alcuni oggi, domani potrebbe capitare a tutti. Qui ci sono lavoratori, padri di famiglia. Potrebbero essere nostri padri e fratelli. Quindi ascoltateci, venite a manifestare con noi».
Le scene di violenza che arrivano da Milano, viste da qui sembrano lontane anni luce. «C’è una differenza abissale - spiega Lorenzo De Caria -. Noi manifestiamo in modo pacifico e civile, senza barbarie. Manifestare non vuol dire rompere vetrine e saccheggiare negozi, per me vuol dire farci ascoltare per arrivare ad un accordo con lo Stato, non combattere contro lo Stato con la violenza. Non sono assolutamente d’accordo con quanto avvenuto al Nord».
Liceo Magistrale, Scientifico, Artistico, Classico, Ragioneria, Industriale: gli Istituti scesi in piazza rappresentano varie sensibilità. «Siamo in tanti è vero - commenta una studentessa -, e siamo orgogliosi di questo. Aiuta a capire che noi giovani ci teniamo e non siamo disinteressati ma siamo in grado di mobilitarci per le questioni che ci stanno a cuore».
«Vediamo i sacrifici delle nostre e famiglie, i lavoratori hanno ragione a protestare, anzi spero che scendano in piazza molte più persone e che tutto questo serva a qualcosa» le fa eco un altro studente del primo anno.
Ci sono anche i docenti al loro fianco. Per Giusy Madìa dell’Iis Iti-Itg: «Dobbiamo appoggiare i ragazzi che hanno una coscienza civile. La scuola deve essere presente a tutela dei diritti fondamentali. Ci sono figli di agricoltori e trasportatori che presto non avranno la possibilità di venire a scuola, noi dobbiamo garantire i diritti a tutti e trovo inammissibile che chi oggi ha magari la sicurezza di un impiego statale non si affacci per capire cosa sta succedendo anche perché questa situazione alla lunga ricadrà su ciascuno di noi. Come insegnanti, come madri, come adulti, ritengo sia necessario essere in piazza».
Infine il rifiuto di ogni forma di violenza ma anche di censura. «Dobbiamo rispettarci a vicenda, fare tutto nel rispetto di tutti e anche delle forze dell’ordine. Ma al tempo stesso non ci dobbiamo sentire imbavagliati. Non ci devono imbavagliare, ancora siamo in democrazia».

