Il Tar di Catanzaro ha accolto i ricorsi aventi ad oggetto le informazioni interdittive antimafia che avevano colpito nell’anno 2025 le aziende di Franzé Francesco, titolare dell’omonima ditta e della Spurgojet. I ricorsi adducevano quali motivi di annullamento dei provvedimenti l’eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare sviamento, irragionevolezza, illogicità, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, violazione del principio di proporzionalità ed insufficienza della motivazione. Quindi anche la violazione di una serie di articoli della Costituzione. Il Tar, riuniti i ricorsi, ha accolto tutte le argomentazioni difensive degli avvocati Giuseppe Di Renzo e Marianna Zampogna condividendone in pieno l’assunto e determinandosi per l’accoglimento dei motivi di ricorso, nonostante in sede cautelare i giudici amministrativi avessero respinto le domande cautelari per assenza del pericolo di danno grave e irreparabile e tenuto conto del bilanciamento degli interessi. Entrambe le ditte riconducibili a Francesco Franzé, di Vibo Valentia, sono state ammesse dal Tribunale di Catanzaro (Sezione Misure di Prevenzione) all’istituto del controllo giudiziario. Al riguardo il Tar evidenzia che “non risulta che la Prefettura abbia fatto corretto governo dei principi suesposti atteso che la motivazione, nella parte in cui si è fondata sulla riconducibilità al contesto familiare dell’attività aziendale, si mostra insufficiente a delineare una pertinente e autonoma valutazione, che tenga conto in particolare dell’esito giudiziario non sfavorevole e degli accertamenti che si impongono al fine di rinvenire la perdurante attualità del rischio di contaminazione criminale. In altri termini, la Prefettura ha omesso di ponderare, rispetto all’evento valorizzato, le risultanze del controllo giudiziario, mediante una motivazione che, per giurisprudenza costante sul punto, deve essere rafforzata, proprio al fine di non vanificare l’esito comunque positivo del periodo di amministrazione giudiziaria, peraltro prorogata nella sua durata e da ultimo rinnovata per entrambe le realtà imprenditoriali interessate”. L’annullamento dei provvedimenti impugnati ha restituito quindi a Francesco Franzé la possibilità di amministrare le proprie realtà imprenditoriali, escludendo le valutazioni negative operate dalla Prefettura di Vibo Valentia in punto di infiltrazioni mafiose, in accoglimento delle tesi sostenute dai difensori del Franzé, gli avvocati Di Renzo e Zampogna.