Novembre come possibile spartiacque. E sullo sfondo l’avvicinarsi del Natale, periodo nel quale storicamente le pressioni estorsive possono trovare nuovo impulso. È questo uno dei passaggi più delicati affrontati dal comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, Antonio Parillo, durante la recente presentazione di tre nuovi ufficiali.

Parlando dei recenti episodi intimidatori, il colonnello, che guida l’Arma nel Vibonese da poco più di un anno, ha invitato innanzitutto a non leggere ogni fatto come il segnale di una generale recrudescenza del fenomeno. Ma ha contemporaneamente lanciato un segnale di allarme legato a una scadenza temporale ben precisa: «A novembre alcuni soggetti oggi in libertà potrebbero trovarsi nuovamente davanti alla prospettiva del carcere».
Il riferimento a novembre coincide con un passaggio di primo piano del maxiprocesso Rinascita Scott. Il 24 novembre, infatti, davanti alla Seconda sezione penale della Corte di Cassazione arriveranno le posizioni di 28 imputati per i quali la Corte d’Appello di Catanzaro, il 21 maggio scorso, ha rideterminato le pene dopo un precedente annullamento con rinvio disposto dalla Suprema Corte. La Cassazione aveva escluso l’aggravante relativa al finanziamento delle attività economiche con i proventi dei delitti, rendendo necessario un nuovo giudizio sulla quantificazione delle pene. Una vicenda processuale complessa che ha portato alla scarcerazione di diversi imputati. Per alcuni, infatti, erano venuti meno i presupposti per mantenere in esecuzione le misure detentive in attesa della nuova determinazione delle pene o della definizione dei successivi passaggi processuali.

«A novembre - ha ribadito Parillo - qualcuno, con ogni probabilità, potrebbe dover tornare in galera e dunque, prima di allora, potrebbe essere interessato a fare cassa».

Una valutazione che il comandante ha presentato però con prudenza, invitando a non fare due più due ma chiarendo che si tratta di una possibile chiave di lettura e non di una conclusione investigativa già raggiunta: «Questa è un’ipotesi che ritengo semplicistica, ma anche logica. Ed è dunque una considerazione che noi abbiamo il dovere di fare».

Tra i soggetti tornati in libertà figurano anche persone ritenute dagli inquirenti esponenti di primo piano della ‘ndrangheta vibonese. Alcune di queste sono state nel frattempo sottoposte a misure di prevenzione, compresa la sorveglianza speciale, proprio con l’obiettivo di non perderli mai di vista.

È in questo scenario che va letto il riferimento di Parillo alla possibilità che qualcuno possa decidere di passare all’incasso prima di essere costretto a tornare dietro le sbarre.

A rendere più preoccupante il contesto contribuisce l’approssimarsi del Natale, periodo dell’anno in cui storicamente la criminalità organizzata diventa più attiva, soprattutto in materia di estorsioni. Circostanza che Parillo ha rimarcato, alludendo alla possibile richiesta della “messa a posto”, che nel linguaggio criminale rimanda al pagamento del pizzo. Ma al netto di queste considerazioni, che rappresentano solo la descrizione delle variabili possibili, il colonnello ha escluso che gli ultimi episodi intimidatori possano essere annoverati come una recrudescenza del fenomeno estorsivo.

«Non parlerei ancora di recrudescenza»

Il comandante provinciale, infatti, ha mantenuto una distinzione netta tra l’esistenza del problema, purtroppo endemico, e l’idea di una vera e propria escalation. «Ci sono fatti nuovi, ma di una recrudescenza in senso statistico non credo si possa parlare», ha chiarito.

Ha inoltre distinto tra episodi che, sulla base degli elementi raccolti, possono essere effettivamente qualificati come intimidazioni e altri che invece sono stati percepiti o raccontati come tali senza esserlo necessariamente.

Tra quelli sui quali non ha mostrato dubbi c’è l’incendio appiccato recentemente nel cantiere di via degli Artigiani, a Vibo, dove è in corso un intervento infrastrutturale per la realizzazione della nuova rete fognaria e la separazione da quella per la raccolta delle acque bianche.

Insomma, i carabinieri di Vibo, e con loro le altre forze dell’ordine che presidiano il territorio, sono in allerta. E sottolinearlo in maniera così esplicita è stato un messaggio ben preciso lanciato a chi magari si prepara a chiudere l’anno cercando di fare cassa prima di tornare in galera.