Salvatore Antonio Muzzupappa, 51enne di Nicotera, racconta come è riuscito a impedire una tragedia. Il ragazzo poco prima era entrato in classe chiedendo di parlare con una studentessa. In tasca aveva un coltello. «Non sono un eroe, il ruolo di noi docenti sempre più complesso»
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«Ho fatto quello che andava fatto, chiunque avrebbe agito così al posto mio». Respinge l’etichetta di “eroe” Salvatore Antonio Muzzupappa, il docente di Lettere che ha salvato un ragazzo mentre si stava buttando dalla finestra di un istituto superiore di Bergamo. Il suo nome e il suo gesto risuonano sulla stampa nazionale, in un momento in cui la scuola è nell’occhio del ciclone tra accoltellamenti ed episodi violenti che vedono protagonista una generazione definita sempre più difficile. Tanti gli attestati di stima che giungono in queste ore anche dalla sua terra, il Vibonese: Muzzupappa, 51 anni, è infatti originario di Nicotera e nonostante sia emigrato da ormai più di vent’anni per lavoro mantiene un forte legame con quella che definisce «la mia casa».
I fatti risalgono a lunedì: una mattinata che sembrava come tante, che poi però non si è trasformata in tragedia per un pelo, grazie al sangue freddo e alla prontezza del docente vibonese.
Siamo in una classe prima dell’Itis Paleocapa di Bergamo e il professore Muzzupappa – che è in servizio lì dal 2011 - sta tenendo una lezione di storia, quando un ragazzo bussa alla porta e chiede di poter parlare con una delle studentesse. Ha 18 anni e frequenta un’altra scuola della città, si scoprirà in seguito. Alla richiesta di spiegazioni da parte del docente, il giovane si fionda al banco della ragazza. Ed è lì che Muzzupappa si allarma: «Ho visto spuntare dalla sua tasca una sorta di manico di legno – racconta il professore a Il Vibonese –, quindi mi sono avvicinato per capire quali fossero le sue intenzioni. Non so cosa gli sia passato per la testa, ma in pochi secondi è salito sul davanzale della finestra e si è gettato giù, a mo’ di tuffo». La classe è al terzo piano, fuori dalla finestra c’è un vuoto di 12 metri e poi l’asfalto.
Questione di attimi, in cui la prontezza di riflessi del prof Muzzupappa si rivela salvifica per il 18enne: «Non so come, ma l’ho afferrato per la gamba e sono riuscito a trattenerlo nonostante la sua stazza e nonostante cercasse di divincolarsi». Momenti di vero panico in classe, le urla del docente e degli altri ragazzi attirano l’attenzione di un collaboratore scolastico e del prof dell’aula accanto che aiutano Muzzupappa a tirare su il giovane e riportarlo dentro. «Continuava a dimenarsi, e intanto dalla tasca è caduto quel pezzo di legno che avevo visto prima, con conficcata dentro una lama. Una sorta di coltello artigianale, con cui chissà cosa voleva fare», spiega il docente. In aula intanto arriva la Polizia e il personale del 118, che porta il ragazzo in ospedale per accertamenti.
Due giorni dopo, la classe è ancora sotto shock per quanto accaduto e pure il docente è provato. Il braccio fa ancora male e sulla mano c’è un taglio provocato dallo sbattere della finestra. «Non oso immaginare cosa sarebbe potuto accadere e quali conseguenze potevano esserci per la studentessa coinvolta e per il ragazzo stesso», afferma Muzzupappa. E ribadisce: «No, non sono assolutamente un eroe. Sono solo stato fortunato a riuscire ad afferrarlo e ad avere la forza di non lasciare andare giù quel ragazzo». Il prof si dice contento per il giovane, nella speranza che un giorno capisca l’importanza di avere una seconda possibilità. Quindi un pensiero sulla scuola di oggi: «Il ruolo dei docenti è quanto mai complesso e delicato. Bisogna avere attenzione costante, lucidità e grande senso di responsabilità».

