Sarebbe stato ucciso per contrasti maturati nell'ambito dello spaccio di droga e del gioco d'azzardo il 35enne Salvatore Privitera trovato carbonizzato dai genitori all'interno di una T-Roc presa a noleggio a Carlentini (Siracusa), il 6 gennaio scorso.
A ucciderlo, con un colpo di pistola alla nuca, secondo la Dda di Catania, sarebbero stati Pietro Catanzaro, 36 anni, figlio di Giovanni, esponente del clan Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, 23 anni, che ha precedenti contro il patrimonio e spaccio di sostanze stupefacenti. I due sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip ed eseguita dai carabinieri dei comandi provinciali del capoluogo etneo e di Siracusa. I reati ipotizzati nei loro confronti, aggravati dal metodo mafioso, sono omicidio, soppressione di cadavere, porto abusivo di armi e danneggiamento seguito da incendio. Il procuratore Francesco Curcio, in conferenza stampa, ha parlato di «delitto efferato che è stato risolto con un'indagine esemplare considerando che si tratta di un omicidio del 5 gennaio scorso, anche se il corpo carbonizzato è stato scoperto il giorno dopo all'interno di un'automobile abbandonata nelle campagne di Carlentini».

I due indagati, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero prima cercato di far sparire le tracce innescando un rogo sul luogo del delitto e poi hanno messo il cadavere all'interno della T-Roc presa a noleggio dalla vittima. Poi sono andati in contrada San Demetrio a Carlentini dove hanno appiccato l'incendio. Il corpo della vittima è stato trovato nella parte posteriore della vettura. La svolta nelle indagini è arrivata dalle attività scientifiche svolte sulla scena del crimine dagli uomini della Sis dei carabinieri di Catania. Dentro la macchina c'erano dei resti umani che sono stati sottoposti al test del Dna, per poter avere certezza dell'identità della vittima.

Determinante nell’attività investigativa l'analisi dei sistemi di tracciamento e dei dati Gps dell'autovettura in uso alla vittima, che hanno consentito di individuare con precisione l'area in cui si sarebbe consumato l'omicidio, nei pressi della spiaggia adiacente al complesso residenziale “Villaggio Ippocampo di Mare” di Catania.

Nel corso del sopralluogo tecnico del personale delle Sezioni Investigazioni Scientifiche (SIS) rispettivamente del Nucleo Investigativo di Catania e di Siracusa di seguito coadiuvate dal RIS di Messina sono state rinvenute e repertate numerose tracce ematiche, segni riconducibili a una colluttazione - tra cui una ciocca di capelli e una collana in oro strappata - e un bossolo, parzialmente combusto, di un fucile calibro 12. Gli elementi raccolti hanno quindi consentito di delineare la dinamica del delitto.

Ucciso e bruciato, Sortino arrestato a Vibo Valentia

Subito dopo il delitto, Sortino avrebbe cambiato scheda Sim e cellulare, facendo perdere da subito le proprie tracce. Infatti è stato localizzato e arrestato in Calabria, in provincia di Vibo Valentia. Le testimonianze e l'analisi dei sistemi di videosorveglianza hanno consentito di ricostruire con precisione la sequenza temporale degli eventi, risultata coerente con i tracciati Gps registrati dal sistema di antifurto satellitare installato sull'auto della vittima.

Sulla base degli indizi raccolti il movente dell'omicidio sarebbe da ricondurre a precedenti dissidi esistenti tra Catanzaro e Privitera sia per questioni attinenti al traffico di droga svolto da entrambi sia a causa di rapporti di credito e di debito per il gioco d'azzardo gestito da Catanzaro e sovente praticato da Privitera. In tale contesto sembrerebbe sia pure avvenuta una sottrazione di una busta contenente stupefacente con cui Privitera si sarebbe recato all'appuntamento con Catanzaro rivelatosi poi fatale.

Il Gip del Tribunale di Catania ha accolto la richiesta dei Pm e ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nella giornata di oggi dai Carabinieri.

Contestualmente all'arresto, è stata data esecuzione a decreti di perquisizione locale e di sequestro di smartphone e di beni ritenuti pertinenti al reato sui quali saranno effettuati rilievi e condotti accertamenti tecnici finalizzati al rinvenimento di tracce biologiche, dattiloscopiche o di qualunque altro tipo utili a provare la partecipazione degli indagati al delitto e a ricostruire ancor più compiutamente la dinamica dei fatti.