Accolte le risultanze della consulenza tecnica sulla necessità di un percorso riabilitativo continuativo. I difensori: «Il diritto alla salute deve essere garantito anche nei confronti di chi è detenuto»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
ANSA
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto il differimento dell’esecuzione della pena nei confronti di Pasquale Pititto, stabilendo che la misura venga eseguita nelle forme della detenzione domiciliare. È stata quindi ordinata la scarcerazione dall’Istituto penitenziario di Milano Opera e il trasferimento presso il domicilio, dove Pititto dovrà rispettare le prescrizioni imposte dall’Autorità giudiziaria.
Il provvedimento segna un nuovo e decisivo passaggio nella vicenda detentiva del 58enne di Mileto. Nell’ottobre 2025, infatti, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva già sostituito con gli arresti domiciliari la custodia cautelare in carcere applicata nell’ambito dell’inchiesta Maestrale-Carthago, accogliendo l’appello presentato per ragioni di salute. Quella decisione non aveva tuttavia comportato la scarcerazione, poiché Pititto si trovava detenuto anche in esecuzione di condanne definitive e sulla richiesta avanzata dai difensori avrebbe dovuto pronunciarsi la magistratura di Sorveglianza di Milano.
Le condanne
Pititto, indicato nelle ricostruzioni giudiziarie come uno dei capi della ’ndrina di San Giovanni di Mileto, stava scontando la pena definitiva dell’ergastolo per l’omicidio di Pietro Cosimo, commesso a Catanzaro negli anni Novanta, e una condanna definitiva a 25 anni di reclusione pronunciata nel processo nato dalla storica operazione “Tirreno”. Era stato inoltre ritenuto responsabile, insieme al cognato Michele Iannello, dell’omicidio di Vincenzo Chindamo e del tentato omicidio di Antonio Chindamo, avvenuti a Laureana di Borrello l’11 maggio 1991. Recentemente, infine, è stato condannato a 20 anni nel maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium arrivato a sentenza di primo grado l'11 luglio scorso.
Pititto è costretto da anni su una sedia a rotelle in seguito alle conseguenze di un tentato omicidio subito negli anni Novanta.
Il quadro clinico e la decisione della Sorveglianza
La nuova decisione del Tribunale di Sorveglianza recepisce le risultanze della consulenza tecnica disposta nell’ambito del procedimento. Secondo quanto riferito nella nota diffusa dal collegio difensivo, gli accertamenti hanno evidenziato la gravità del quadro clinico del detenuto e la necessità di garantire un percorso riabilitativo continuativo. La prosecuzione della detenzione in carcere è stata quindi ritenuta incompatibile, nelle concrete condizioni accertate, con la tutela del diritto alla salute.
Pititto è assistito dagli avvocati Luca Cianferoni, Mara Campagnolo e Antonio Papalia. I difensori, commentando il provvedimento, hanno dichiarato integralmente:
«Si tratta di una decisione di particolare rilievo, che riafferma un principio fondamentale dello Stato di diritto: il diritto alla salute costituisce un diritto inviolabile della persona e deve essere garantito anche nei confronti di chi è detenuto. Il provvedimento si pone in piena continuità con i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la pena non può mai tradursi nella negazione della dignità umana né nell’omessa erogazione delle cure necessarie. La tutela della salute non indebolisce la giustizia, ma ne rappresenta uno dei suoi più alti valori di civiltà giuridica».


