La compagine consiliare del Comune di Vibo Valentia raccoglie il grido dall’allarme lanciato dal Siulp sul presidio: «La sicurezza dei cittadini non è un costo da tagliare»
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Agenti di polizia effettuano dei controlli nei pressi di Piazza San Pietro, Roma, 16 novembre 2015. ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
«Il gruppo dei Democratici e riformisti per Vibo esprime pieno e convinto sostegno al grido d'allarme lanciato dalla Segreteria provinciale del Siulp relativo al Reparto prevenzione crimine “Calabria Centrale”. La denuncia del sindacato di Polizia non è solo un atto di tutela per i lavoratori in divisa, ma una fotografia impietosa dell’indifferenza riservata ad un presidio di legalità fondamentale per il nostro territorio».

È quanto scrive in una nota il gruppo consiliare Democratici e riformisti per Vibo, secondo il quale «è incomprensibile che una provincia complessa come quella di Vibo Valentia subisca un progressivo indebolimento di uffici nati per il controllo e la sicurezza del territorio. I dati forniti dal segretario Franco Caso - proseguono i consiglieri - sono inequivocabili e descrivono un’emergenza non più rimandabile stante la carenza d’organico, destinata ad aggravarsi con i pensionamenti dei prossimi mesi; la mancanza di un dirigente titolare; nonché il mancato ammodernamento di un parco mezzi che risultando, inoltre, privo della necessaria manutenzione ordinaria espone a gravi rischi il personale».
Da qui l’appello «diretto al ministero dell’Interno e, in particolare, al sottosegretario Wanda Ferro, che non trascuri le criticità di questo reparto; sostenga in ogni sede opportuna le rivendicazioni del Siulp di Vibo Valentia e solleciti le risposte che da mesi si attendono. La sicurezza dei cittadini non è un costo da tagliare o semplice argomento da campagna elettorale, ma un diritto da garantire, non solo con l’introduzione di nuovi reati, ma più praticamente anche attraverso investimenti sugli uomini e le donne che, ogni giorno, rischiano la vita per la nostra comunità» conclude la nota.


