Il giudice si è riservata la decisione sulla misura cautelare. Antonio Manco ha ammesso di aver aperto il fuoco contro Gabriele Ionadi negando tuttavia di volerlo uccidere
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Tentato omicidio. Questo il reato che il pm Alessandra Trabucco, sulla scorta delle indagini della Squadra Mobile, ipotizza nei confronti di Antonio Manco, 55 anni, di Vibo Valentia. In particolare, Antonio Manco il 28 agosto scorso avrebbe esploso diversi colpi di pistola all’indirizzo di Gabriele Ionadi, 60 anni, residente a Vibo e che è riuscito a salvarsi prima scendendo dall’auto e poi a nascondersi dietro la stessa per infine guadagnare la via di fuga nel quartiere Affaccio di Vibo, in via Papa Giovanni XXIII. Il tutto – secondo quanto si legge nel capo di imputazione – mentre Antonio Manco continuava a sparare al suo indirizzo otto colpi di pistola calibro 7,65 ad altezza d’uomo. Gabriele Ionadi riportava così gravi lesioni quali una ferita al piede destro, una ferita alla coscia e altre ferite alle dita del piede con deficit sensitivo totale nella gamba sinistra. I colpi, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero stati potenzialmente in grado di arrecare danni neurologici permanenti. Nei confronti di Antonio Manco ipotizzato anche i reati di detenzione illegale e aggravata di arma da fuoco e porto in luogo pubblico della pistola calibro 7,65.
La ricostruzione della polizia
Dopo una segnalazione arrivata il 28 agosto scorso intorno alle 9:30, i poliziotti si recavano all’ospedale Jazzolino dove era giunto Gabriele Ionadi, con ferite d’arma da fuoco, accompagnato dal figlio. Gabriele Ionadi riferiva quindi informalmente ai poliziotti che gli spari al suo indirizzo costituivano una ritorsione per un’accesa lite avvenuta due giorni, prima nei pressi di una stazione di servizio in via Lacquari, tra lo stesso e altro soggetto di 47 anni di Vibo Valentia. Gabriele Ionadi riferiva poi che intorno alle ore 9:00 del 28 agosto un soggetto a piedi ed a volto scoperto – indicato in Antonio Manco (e riconosciuto anche in foto) – si è diretto verso di lui estraendo una pistola e iniziando a sparare con l’intento di ucciderlo. Ionadi riferiva quindi di essere riuscito a sfuggire all’agguato venendo accompagnato dal figlio al Pronto Soccorso per le prime cure del caso. Roberto Ionadi (figlio di Roberto) raccontava poi ai poliziotti che dopo aver accompagnato il padre in ospedale, convinto che il ferimento fosse una ritorsione per la lite avvenuta due giorni prima, si era recato presso un esercizio commerciale ubicato tra il quartiere Affaccio e località Feudotto a Vibo dove veniva però aggredito con una mazza da baseball sia dal soggetto che due giorni prima aveva avuto la lite con Gabriele Ionadi, sia dal padre, quest’ultimo suocero di Antonio Manco. Per tali motivi, anche Roberto Ionadi aveva fatto ricorso alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale di Vibo. Quanto raccontato da Gabriele Ionadi trovava poi conferma dalla visione delle immagini della sparatoria registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona.
Manco dinanzi al gip
Rintracciato dalla polizia solo nella serata del 28 agosto e condotto in carcere con l’accusa di tentato omicidio, Antonio Manco è comparso stamane dinanzi al gip del Tribunale di Vibo Valentia, Rossella Maiorana. Manco – assistito dagli avvocati Francesco Lione e Giuseppe Orecchio – ha risposto sia alle domande del giudice che del pm Alessadra Trabucco (che ha chiesto al giudice la misura del carcere), così come a quelle dei suoi difensori. Ha negato di essersi reso irreperibile nell’immediatezza dei fatti ed ha riferito di aver gettato la pistola a mare subito dopo la sparatoria di cui si è assunto la responsabilità. Ha negato, tuttavia, l’intenzione di voler uccidere Gabriele Ionadi ma di aver sparato per intimorirlo e gli avvocati Orecchio e Lione hanno quindi chiesto al giudice la derubricazione del reato contestato - da tentato omicidio in lesioni aggravate – e la gradazione della misura cautelare (dal carcere ai domiciliari). Il gip si è quindi riservata la decisione sia in ordine alla convalida del fermo del pubblico ministero, sia in ordine alla misura cautelare.

