Ragazzi e ragazze in corteo chiedono attenzione per le difficoltà delle famiglie e sostengono agricoltori e autotrasportatori: «Le richieste del Sud non sono state accolte, abbiamo il dovere di mobilitarci»
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Cartelloni, striscioni, slogan e soprattutto la voglia di far sentire la propria voce. Anche gli studenti vibonesi sono scesi in piazza oggi, venerdì 30 ottobre, in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato dai sindacati di base, attraversando il corso principale di Vibo Valentia con un corteo al quale hanno preso parte ragazzi di diversi istituti superiori cittadini. Una manifestazione che ha riportato al centro dell'attenzione il caro vita, l'aumento dei prezzi dei carburanti e le difficoltà delle famiglie, ma anche la solidarietà nei confronti dei lavoratori, degli agricoltori e degli autotrasportatori che nelle ultime settimane hanno animato la protesta in Calabria.
Tra gli striscioni spicca quello del Liceo scientifico “Giuseppe Berto”, mentre i cartelloni realizzati dagli studenti accompagnano una mobilitazione che vuole dare continuità alle manifestazioni delle scorse settimane. Alcuni dei ragazzi presenti, infatti, avevano già partecipato ai presìdi organizzati dagli autotrasportatori e dagli agricoltori allo svincolo autostradale di Sant'Onofrio.
«Proveniamo già dalla manifestazione fatta al blocco autostradale di Sant'Onofrio», racconta Lorenzo Decaria, rappresentante del Liceo classico. «I motivi sono tanti e diversi. Abbiamo notato che, dopo i numerosi scioperi e le numerose richieste avanzate, quelle provenienti dal Sud non sono state accolte. Di conseguenza vogliamo continuare a mobilitarci per cercare di smuovere qualcosa. La situazione non può andare avanti così».
Il riferimento è soprattutto alle conseguenze economiche dell'aumento dei prezzi e alle rivendicazioni portate avanti dai lavoratori nelle ultime settimane. «I supermercati sono sempre vuoti, la benzina sta continuando a salire invece che a scendere», sostiene Decaria. E aggiunge: «Il problema non si risolve facendo nuove leggi e obbligando tutti gli agricoltori che occupano le autostrade ad andarsene. Noi vogliamo un cambiamento. Bisogna che ci ascoltino».

«Non siamo qui per saltare le lezioni»
A rivendicare il significato della mobilitazione è anche Francesca Contartese, studentessa del Classico, che respinge l'idea di una manifestazione utilizzata semplicemente come occasione per assentarsi dalle lezioni.
«Siamo qui oggi per dimostrare vicinanza nei confronti di tutti i lavoratori e di coloro che vogliono lottare per i propri diritti. Siamo tutti qua, con gli istituti di Vibo, e speriamo di essere ascoltati».
Alla domanda se il corteo possa rappresentare per qualcuno soltanto una scusa per non andare a scuola, la risposta è perentoria: «Assolutamente no. Queste cose si studieranno successivamente nelle prossime pagine di storia. Stiamo manifestando per i nostri diritti e per il nostro futuro».
Anche a Tropea la mobilitazione degli studenti, ma senza aderire allo sciopero nazionale
La protesta degli studenti coinvolge anche altri centri della provincia. A Tropea, i ragazzi dell'Istituto d'istruzione superiore sono scesi in piazza per protestare soprattutto contro il caro libri e all'aumento del costo della vita. Una mobilitazione che, pur svolgendosi nella stessa giornata dello sciopero generale, rivendica una propria autonomia rispetto all'iniziativa promossa dall'Usb.
Gli organizzatori hanno infatti spiegato di aver scelto di non aderire allo sciopero nazionale, giudicandone troppo divisive le modalità e l'impostazione, senza per questo rinunciare a far sentire la propria voce.
«Abbiamo deciso di scendere tutti in piazza perché crediamo che alcune questioni debbano tornare al centro del dibattito pubblico, al di là delle contrapposizioni ideologiche. Il caro libri e il caro vita sono problemi concreti, che riguardano direttamente noi studenti e le nostre famiglie», spiegano i promotori in una nota diffusa alla vigilia della manifestazione.
«Non aderire allo sciopero nazionale non significa restare in silenzio: abbiamo scelto di mobilitarci autonomamente proprio per dare spazio a queste esigenze, con spirito costruttivo e senza divisioni».
Al centro della protesta tropeana c'è soprattutto il peso economico dell'istruzione sui bilanci familiari. Libri di testo, materiale scolastico e spese quotidiane rappresentano costi che, secondo gli studenti, rischiano di accentuare le disuguaglianze tra chi può affrontarli senza difficoltà e chi invece deve fare i conti con risorse limitate.
La richiesta è quella di misure concrete per rendere più accessibile il materiale didattico e sostenere le famiglie economicamente più fragili, garantendo pari opportunità di formazione.

