mercoledì,Novembre 30 2022

Al Museo archeologico la storia millenaria di Vibo attraverso quattro reperti

Al “Capialbi” viaggio nella lunga storia di Hipponion: dalla fondazione fino all’epoca romana, ricostruita grazie alle preziose testimonianze archeologiche. L’iniziativa nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio

Al Museo archeologico la storia millenaria di Vibo attraverso quattro reperti
Museo di Vibo, foto dalla pagina fb dell'ente

La storia di Vibo Valentia attraverso i reperti custoditi al Museo archeologico “Capialbi”. È stata questa la sfida portata avanti in occasione delle Giornate europee del patrimonio. In campo lo staff del Museo, diretto da Maurizio Cannatà e gli archeologi dell’associazione Mnemosyne che hanno contribuito alla realizzazione di giornate di approfondimento, visite guidate e laboratori per bambini (a cura dell’archeologa Cristiana La Serra). La partecipazione è stata ampia e alla due giorni hanno aderito utenti provenienti da Vibo e anche fuori città. [Continua in basso]

L’evento al Museo di Vibo

La storia di Vibo in quattro reperti

In particolare, grazie agli interventi degli archeologi Manuel Zinnà e Giuseppe Bartone, mille anni di storia sono stati ripercorsi in quattro capolavori ovvero le armi rinvenute a Scrimbia, la laminetta orfica, la statua femminile in marmo dal santuario del Cofino e il busto Marco Vipsanio Agrippa, luogotenente di Ottavio. La città venne fondata nel settimo secolo ac dai locresi: «Le armi rinvenute a Scrimbia – evidenziano gli archeologi – raccontano la devozione di Hipponion a Ade e Persefone. L’aristocrazia omaggiava i signori degli Inferi con armi e oggetti preziosi». La posizione strategica della cittadina le consentì di ritagliarsi un ruolo di primo piano nei commerci. Definì la sua chora, il comprensorio al di fuori della città, e scese in guerra contro Crotone.  

La Laminetta orfica di Vibo
La laminetta orfica

L’antica Hipponion

Il peso militare e politico di Hipponion si consolidò a seguito del 422 ac quando la città, appoggiata da Medma (odierna Rosarno), entrò in guerra contro Locri Epizefiri. La battaglia delle popolazioni italiote contro Dionisio il Vecchio, signore di Siracusa, segnò una pagina nefasta per la storia della cittadina: «La popolazione locale venne deportata in Sicilia. Grazie all’intervento di Cartagine, tuttavia, la città venne liberata e i gli abitanti di Hipponion fecero ritorno in patria».

La statua del Cofino

A tale fase storica, viene collegata la laminetta orfica (reperto in metallo prezioso che si trova nelle sepolture antiche dell’area mediterranea), la cui cronologia è fissata tra la fine del V e la prima metà del IV secolo ac. E la statua femminile in marmo dal santuario proveniente dal Cofino. Prima del 192 ac, anno in cui la città diventa colonia romana, i territori vibonesi subirono la presenza dei Brettii e la conquista di Agatocle, tiranno di Siracusa.

Busto di Agrippa, foto dalla pagina del Museo

La Vibo romana

Quindi l’influenza di Roma: «A dimostrazione del peso di Vibo, attestata la presenza di Cicerone nel primo secolo e l’installazione di una base navale da parte di Giulio Cesare». La città divenne il quartier generale di Ottaviano, primo imperatore. Secondo le cronache del tempo venne anche ospitato nell’antica città. Dell’epoca, si conserva il busto marmoreo di Agrippa: «È uno dei pochi esistenti – rimarcano gli archeologi- importante testimonianza del passato romano della Calabria». Un viaggio straordinario nella storia che è proseguito poi con il periodo tardo antico e la creazione della Diocesi prima del trasferimento, in epoca normanna, a Mileto.

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