Mileto, tutto pronto per la Festa dei popoli

Promosso dall’Ufficio diocesano migrazioni in collaborazione con il Comitato festa San Rocco,  l’appuntamento, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà nella suggestiva piazza Badia

Promosso dall’Ufficio diocesano migrazioni in collaborazione con il Comitato festa San Rocco,  l’appuntamento, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà nella suggestiva piazza Badia

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Si terrà domani 16 agosto la “Festa dei Popoli”, promossa a Mileto dall’Ufficio diocesano migrazioni in collaborazione con il Comitato festa San Rocco. L’appuntamento, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà nella suggestiva piazza Badia. La manifestazione, dal significativo titolo “Ogni uomo è mio fratello”, prenderà il via alle 21.30 con la Sfilata dei Popoli e l’inno “Anche tu sei mio fratello”, eseguito dagli allievi del locale Cantiere musicale internazionale. Subito dopo ci saranno i saluti del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo, e del sindaco Salvatore Fortunato Giordano. La Festa dei Popoli si concluderà con lo spettacolo in piazza del gruppo folk arbereshe “Arberia” di Frascineto e del gruppo moldavo tradizional rumeno “Dany De La Piatra Neamt”. «La finalità di questa serata – spiega oggi, al riguardo, il direttore dell’Ufficio diocesano migrazioni don Bruno Cannatelli – non è solo fare spettacolo, ma anche inviare un messaggio cristiano. L’emigrazione, infatti, è un fenomeno universale che interessa tutti i popoli, di tutti i tempi e di tutte le religioni. Anche per questo, così come ci insegna la Bibbia, vale l’etica della reciprocità. Alcuni, invece, oggi preferiscono far crescere una cultura con marcati elementi di rifiuto, di paura degli stranieri, di razzismo e di xenofobia. In questo contesto – prosegue il sacerdote – sono diversi a pensare che è possibile essere cristiani e allo stesso tempo rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti. La paura dell’altro ci chiude dentro noi stessi, ci porta ad erigere muri. Solo liberandoci dalla paura possiamo aprirci, gettare un ponte tra la nostra e la loro esistenza, sentire insieme». L’intervento di don Cannatelli si conclude sottolineando «che la mancanza di conoscenza e l’ignoranza creano paure, impediscono la convivenza e fomentano radicalismi e i populismi» e con l’invito finale «a farci guidare dalla Parola di Dio e a dare voce a chi non ha voce».