Mileto, il Comune punta all’acquisto dell’ex Palazzo vescovile

L’obiettivo è ottenere un mutuo dalla Cassa depositi e prestiti e acquisire al proprio patrimonio un bene di indubbio valore storico e architettonico per metterlo in sicurezza
L’obiettivo è ottenere un mutuo dalla Cassa depositi e prestiti e acquisire al proprio patrimonio un bene di indubbio valore storico e architettonico per metterlo in sicurezza
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L'ex palazzo vescovile di Mileto
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È indirizzata all’avvio di una trattativa per tentare di acquisire l’immobile, l’ultima iniziativa messa in cantiere dall’amministrazione comunale di Mileto guidata dal sindaco Natino Giordano sulla questione dell’ex Palazzo vescovile di via Duomo. Nei giorni scorsi dal Comune è partita una lettera indirizzata alla Direzione regionale delle Entrate, Agenzia del demanio, con cui si chiede una valutazione peritale dell’ottocentesco edificio, già di pertinenza della diocesi e oggi di proprietà privata e del tutto inutilizzato.

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Un passaggio fondamentale per poter accedere ai fondi della Cassa depositi e prestiti, necessari all’acquisizione del fabbricato alla proprietà comunale. Il fine ultimo del sindaco Giordano e della sua giunta è di procedere, successivamente, «a mettere in sicurezza e a ristrutturare l’edificio, restituendolo alla comunità». Nella missiva del Comune si mette in evidenza la valenza storica dell’ex Palazzo vescovile, tra l’altro dichiarato mesi fa dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo di interesse architettonico e, dunque, sottoposto a vincolo e tutela. Nonostante questo, però, ancora oggi l’edificio versa in stato di degrado e di abbandono, rischiando ulteriori crolli, che a questo punto risulterebbero letali per la sua permanenza in “vita”. Lo stesso, infatti, «ha subito negli anni fenomeni di decadenza, dovuti inizialmente ad un principio di incendio» e ad altri episodi più o meno fortuiti. A far capire quanto sia importante preservare l’ex Palazzo vescovile di Mileto, anche il fatto che nel 2013 il fabbricato è stato oggetto di un test in laboratorio realizzato – in collaborazione con l’Unical della Calabria – dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr-Ivalsa) di San Michele all’Adige, in provincia di Trento.

Lo studio ha permesso di mettere in evidenza le eccellenti caratteristiche di resistenza agli eventi sismici dell’edificio, non a caso ritenuto figlio di quella prima sperimentazione antisismica di fine ‘700, di grande attualità ancora oggi. Furono quelli gli anni in cui la Calabria venne colpita da un tragico terremoto che la mise letteralmente in ginocchio. E proprio con quella tecnica, che utilizzava una muratura di pietre e malta rinforzata da un’intelaiatura in legno di castagno, all’indomani degli eventi sismici che caratterizzarono il periodo furono ricostruiti ben 150 paesi. Oggi, però, a testimoniare la valenza di quel “modus costruendi” rimangono pochi esempi, tra cui alcuni edifici realizzati a Lisbona, e appunto, l’ex Palazzo vescovile di Mileto.