4 novembre, i monumenti vibonesi che ricordano i caduti della Grande Guerra

Ingente il tributo di sangue versato dai cittadini di Vibo nel corso della Prima guerra mondiale
Ingente il tributo di sangue versato dai cittadini di Vibo nel corso della Prima guerra mondiale
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Il tributo di sangue versato dai vibonesi nella Grande Guerra fu ingente. I nomi dei 207 caduti rimasti lassù, sulle rive dell’Isonzo e del Piave, nelle trincee del Carso, sul San Michele, sulla Bainsizza, sono scolpiti sulle lastre di marmo del monumento eretto per tenere vivo il loro ricordo, posizionato su corso Umberto I. Un monumento/altare realizzato in travertino e commissionato nel 1924 allo scultore Ermanno Germanò. Furono necessari ben quattordici anni prima che il monumento venisse completato; l’inaugurazione dell’opera avvenne infatti nel 1938. Lo scultore Germanò ebbe un’intensa produzione artistica e le sue opere furono esposte, già nel 1921, alla prima Biennale di Roma. Si occupò anche di critica d’arte fondando anche alcune riviste. Ritiratosi dalla produzione artistica, si trasferì da Roma a Vibo dove svolse l’attività di maestro di disegno fino alla sua morte, avvenuta nel 1960.

Quasi di fronte al monumento principale, esiste anche un altro monumento ai caduti della Prima guerra mondiale, posto ai lati del portale d’ingresso del convitto Filangeri e che è di epoca antecedente a quello situato sul corso. La sua data di realizzazione risale, infatti, al 1923 ed è opera dello scultore Vincenzo Jerace. Ai due lati dell’ingresso del Filangeri si aprono due incavi, entro i quali sono collocate le sculture marmoree di due angeli che reggono una targa in cui sono incisi i nomi dei caduti. L’angelo a destra è raffigurato in atteggiamento adorante e contemplativo, mentre l’altro stringe in una mano una grande spada, la cui punta si conficca in una testa mostruosa posta ai piedi dell’angelo. La targa in marmo collegata alle due statue riporta la seguente epigrafe, scritta nel linguaggio aulico e celebrativo dell’epoca: Giovani figli di Calabria/forte ed austera in questo ateneo/assentirono suprema legge di vita/il dovere si esaltarono ai fasti immortali del Genio italico….. Monteleone – Maggio MXMXXIII

Ma, a dispetto delle frasi retoriche e roboanti, la maggior parte dei caduti, provenienti dalla città di Monteleone e dal suo circondario, apparteneva a gente comune, per la maggior parte contadini e operai, mandati al fronte per combattere una guerra di cui  non capivano il senso e spesso usati come carne da cannone per gli inutili e sanguinosi attacchi frontali. In tanti non fecero ritorno.