Le Grotte di Zungri nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia

L’Ispra pubblica l’approfondito studio sull’insediamento rupestre già presentato nel corso delle Giornate di geologia e storia
L’Ispra pubblica l’approfondito studio sull’insediamento rupestre già presentato nel corso delle Giornate di geologia e storia
Informazione pubblicitaria
L'Insediamento rupestre di Zungri

Le “Grotte degli Sbariati”, incantevole patrimonio ambientale e archeologico di notevole valore, incastonato nella roccia in cui è scolpito, in comune di Zungri, entrano a far parte delle Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, volume annuale pubblicato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che in questa edizione, la numero 107, raccoglie i primi lavori delle Giornate di Geologia e Storia.

Fu proprio in occasione delle Giornate di Geologia e Storia – organizzate a gennaio 2020 a Roma da Ispra, Snpa, Società Geografica Italiana e Sigea – che fu presentato un interessante lavoro scientifico sulle Grotte di Zungri a cura di Gaetano Osso, geologo del Dipartimento di Cosenza dell’Arpacal, affiancato da Francesco Antonio Cuteri, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, e dal compianto geologo Gioacchino Lena della Società italiana di geologia ambientale (Sigea). La pubblicazione presentata, dal titolo “L’insediamento Zungri (Vibo Valentia) tra ricerca e conservazione”, fu inserita nella sezione “Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano”.

Già nel dicembre del 2019, l’Arpacal ebbe modo di riconoscere il suo patrocinio al Comune di Zungri, per la promozione di iniziative a valenza ambientale organizzate dal locale Museo diretto da Maria Caterina Pietropaolo. L’impegno dell’Agenzia è stato, infatti, quello di dare il proprio contributo tecnico-scientifico, anche in chiave di divulgazione delle conoscenze acquisite e di promozione del sito, a quello che è uno dei reperti più importanti sul territorio regionale.

Tornando al volume pubblicato dall’Ispra, esso raccoglie diversi contributi proposti al pubblico per fare il punto sull’attuale stato delle conoscenze riguardo l’importanza delle fonti storiche e cartografiche per lo studio dei fenomeni geologici e degli eventi catastrofici naturali. Negli ultimi anni, infatti, un numero sempre maggiore di studiosi delle discipline di Scienze della Terra si interfaccia con gli studi storici e archeologici per esaminare da un punto di vista più ampio un determinato problema geologico. Da ciò è emersa la necessità di aprire un filone nuovo di studio in cui storia e geologia si fondono insieme per comprendere meglio le dinamiche del territorio.

Tornando alle Grotte di Zungri, il nucleo centrale dell’insediamento si sviluppa lungo un’unica direttrice, ma tutto il complesso rupestre, composto da un centinaio di grotte, si articola su una superficie di circa 3.000 metri quadri. Le grotte hanno diverse forme e dimensioni (quadrangolari o circolari) alcune delle quali dotate di copertura a cupola con foro centrale. Esse sono mono o bi-cellulari, articolate su un solo piano o su due livelli, con scale d’accesso scavate nella pietra.

Lo studio, presentato da Osso e da oggi nel volume pubblicato da Ispra, risponde tempestivamente alle recenti indicazioni del Snpa, che nel “Rapporto Territorio 2018” indicava appunto come “La tutela del patrimonio ambientale, del paesaggio e il riconoscimento del valore del capitale naturale sono compiti e temi che ci richiama l’Europa, fondamentali alla luce delle particolari condizioni di fragilità e di criticità climatiche e territoriali del nostro Paese”.