Il bombardiere 70 del 514° gruppo, a causa di un malfunzionamento, cambiò rotta e sganciò il suo carico di morte su Porto Santa Venere. La vicenda ricostruita dallo storico Montesanti in base ai rapporti della missione trasmessi al comando generale Usaf
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Grazie alla pubblicazione dei documenti relativi alla “Mission report n.112”, vale a dire il rapporto della missione del 12 aprile 1943, trasmesso al comando generale USAF ( United States Air Force) di stanza in Africa, da qualche tempo conosciamo la squadriglia aerea protagonista di quel tragico bombardamento.
Secondo quanto ricostruito dallo storico Antonio Montesanti, utilizzando le testimonianze contenute nel libro “1943, Cosenza bombardata; la morte venne dal cielo” di Roberta Fortino ed. Progetto 2000) quel 12 aprile 1943 , alle ore 11.30, le squadriglie 513-514-515, composte in media da 12 aerei ciascuna, decollarono dalla base USAF di Soluch (Libia).
Sebbene l’obiettivo principale fosse il porto di Napoli, la missione fu compromessa da guasti e malfunzionamenti tecnici su alcuni aerei e dalle cattive condizioni meteorologiche che interessavano il Golfo di Napoli.
Il bombardiere 70 del gruppo 514, un B-25 del tipo “Mitchell”, pilotato dal sottotenente Stanley Lee, originario dell’Oklahoma, a causa del malfunzionamento della torretta superiore dell’aereo, che ne annullava le capacità difensive, fu costretto a non poter seguire la rotta principale.
In osservanza ai protocolli militari, che sconsigliavano di rientrare alla base con il carico di bombe ancora a bordo, il pilota chiese al navigatore di bordo, Redding, di individuare un bersaglio utile, come un porto, su cui compiere una missione di riserva lungo il tragitto di riserva.
Redding, originario del Kansas, così descrive quei momenti:”Arrivati quasi a Crotone, Stanley mi chiese se conoscessi qualche porto piccolo nelle vicinanze. Io non ne conoscevo sul lato orientale, ma gli dissi che ne avremmo trovato uno sulla costa occidentale. Alla fine abbiamo deciso di bombardare un piccolo poto che avevamo visto durante un’incursione su Messina”.
Attraversato il promontorio silano e sbucando dalle nuvole, gli avieri americani individuarono Pizzo. “C’erano due piccoli pescherecci nel porto e uno grande: il puntatore inquadrò il molo su cui c’erano dei magazzini e abbiamo sganciato 11 bombe da 227 chilogrammi l’una. Una bomba è rimasta incastrata , ma poi è caduta su uno scalo ferroviario”.
E’ quest’ultimo ordigno sganciato manualmente dopo essere rimasto incastrato nel portellone di scarico che, probabilmente, colpì l’area della scuola elementare.
Una tragica fatalità che provocò dieci vittime innocenti, quasi tutti bambini: il più grande aveva 14 anni, il più piccolo 3, morti insieme alle loro maestre. Tra le vittime, una madre e i suoi quattro figli. .Ad imperitura memoria di quel doloroso avvenimento di 83 anni fa e come monito contro ogni guerra, i loro nomi sono incisi su una lapide posta sul muro della scuola elementare “Presterà”.


