Non solo mare, spiagge lunghissime, aree interne ricche di boschi e paesaggi naturali incontaminati. Vibo Valentia e provincia ospitano anche numerose testimonianze storiche. Un’eredità lunga secoli che rivive nei castelli e torrette che popolano il territorio dalla costa all’entroterra. Alcuni siti nel tempo sono stati recuperati e valorizzati, altri attendono – nonostante le promesse e i progetti – quel riscatto indispensabile a restituire dignità a luoghi di memoria dall’innegabile fascino. Eccone alcuni.

Castello di Arena

Spicca in tutta la sua bellezza il Castello di Arena. Il maniero venne costruito nell’XI secolo dai Normanni e occupa una posizione strategica. Collocato a metà strada tra il mare Ionico e il mare Tirreno, venne edificato per volere di Ruggero a difesa di Mileto, in luogo strategico e inespugnabile, ed è posto su un possente sperone di roccia. Il sito non fu scelto a caso da Ruggero, ma aveva come scopo quello di difendere la capitale da un improvviso attacco alle spalle proveniente da quella costa orientale. Inizialmente doveva essere costituito dalla tipica torre in pietra circondata da un muro difensivo che guardava il villaggio posto in basso. Solo più tardi fu ampliato anche se rimase perlopiù una residenza signorile fortificata. Oltre a nuove campagne scavi e la realizzazione dell’innovativo Arena digital Museum, il borgo vibonese celebra la sua identità medievale con una iniziativa tra le più attese in Calabria, ovvero La Castellana. La rievocazione storica è inserita nel circuito del Cammino del Normanno.

Castello di Pizzo

Si affaccia sul mare e domina la costa. Da lì, i tramonti sul mare assumono un sapore magico. Altra perla del Vibonese, è il Castello Murat di Pizzo, realizzato nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I d'Aragona. La struttura, che ospita il locale Museo, è una delle fortezze aragonesi meglio conservate in Calabria.

Il Castello Murat di Pizzo si distingue per due torrioni cilindrici angolari di cui la torre grande, detta Torre Maestra, è di epoca angioina (1380). Porta il nome del re di Napoli Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, fucilato proprio nella cittadina tirrenica. Murat, nell'estremo tentativo di riconquistare il Regno di Napoli, infatti, sbarcò sulla costa vibonese l'8 ottobre 1815. I piani tuttavia fallirono, il re e i suoi uomini vennero catturati e condannati a morte. Una pagina che ha ridisegnato le sorti del Regno e si inserisce nelle più ampie pieghe della storia dell’Italia. Alla vicenda si collega una rievocazione storica quadriennale a cura dell'Associazione Culturale "Gioacchino Murat", che mette in scena lo sbarco del re con la conseguente cattura e fucilazione. La tomba di Gioacchino Murat si trova invece nel Duomo di San Giorgio, chiesa barocca del 1632.

Castello di Vibo

Il busto in basanite, la laminetta orfica, il monetiere Capialbi, il ritratto di Agrippa. Sono decine i tesori custoditi al Museo archeologico nazionale di Vibo Valentia. Il sito culturale dal 1995 è ospitato all’interno del Castello normanno svevo e porta il nome del conte Vito Capialbi che fu tra i primi – nell’Ottocento – a ricostruire la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia.

Il Castello rappresenta una delle maggiori testimonianze della storia locale a partire dall’anno Mille. Secondo le fonti storiche giunte fino a noi, la struttura originaria risale all'epoca di Federico II, che rifondò il centro abitato di Monteleone con un sistema difensivo di torri fortificate (1240-55). A questo periodo risale sicuramente la torre a "cuneo". Le modifiche si susseguirono nei secoli: in particolare durante il regno di Carlo d'Angiò il Castello venne rafforzato e ingrandito grazie alla realizzazione della cinta muraria, un nuovo ingresso e diversi ambienti interni, oltre alla Chiesa di San Michele. Nell’epoca moderna, Monteleone fu feudo delle famiglie Caracciolo, Brancaccio e infine Pignatelli, che trasformarono il Castello di Vibo Valentia in propria dimora. Nell'Ottocento, con i Borboni furono, il Castello di Vibo venne utilizzato come carcere e caserma.

Oggi, gli spazi seguono una cronologia precisa in modo da permettere al visitatore di compiere un vero e proprio viaggio nell’archeologia del territorio, dalla preistoria (primo piano) all’età greca (piano terra e primo piano) e a quella romana e medioevale (piano terra). Particolarmente suggestiva la sala delle armi, con elmi e resti di scudi. In più, i locali ospitano il monetiere Capialbi. Il Museo è tra i siti più ricchi a livello di materiale monetale. Sono presenti monete dell’età arcaica che provengono dalle principali città della Magna Graecia.

Torretta di Briatico

Lungo la Costa degli dei, spicca la torretta, simbolo di Briatico. Si tratta di un bene preziosissimo per la comunità, simbolo della cittadina costiera. Da secoli veglia sul borgo marinaro. Secondo fonti storiche, un primo avamposto venne realizzato nei tempi antichi dai greci, poi ricostruito dai romani e rimaneggiato in epoca medievale. Faceva parte di un gruppo di cinque edifici, oggi ormai scomparsi, fatta eccezione per qualche traccia lasciata da quella di Sant’Irene. Il complesso difensivo aveva lo scopo di prevenire le incursioni che terrorizzavano le popolazioni locali. Nell’inverno del 2020, a seguito di una straordinaria ondata di maltempo, nello spazio antistante la torre riaffiorò un tratto di un antico muro, presumibile origine romana o medievale con una vasca testimonianza di una antica tonnara.

Castello di Bivona

C’è poi il Castello di Bivona. Si tratta di un sito di interesse storico che rientra -in rete con le altre aree insistenti nei confini comunali di Vibo ovvero Mura greche, località Cofino, Sant’Aloe – nel grande progetto del Parco archeologico. La fortezza, tutt’altro che mal conservata, ebbe un ruolo di rilievo nel periodo basso-medievale per la sua posizione a difesa della costa. Quattro torri, mura possenti, fossati e un ponte lavatoio: ospitava magazzini e anche una chiesa. L’anno di fondazione è incerto ma secondo alcune fonti esisteva già nel 1106. La proprietà passo quindi ai Pignatelli, nominati prima conti e poi duchi di Monteleone, gli stessi che avevano introdotto la lavorazione del cannamele (canna da zucchero). Nella prima metà del ‘500, il maniero venne utilizzato come stabilimento per la lavorazione su larga scala del prodotto, che assume un ruolo chiave, insieme alla lavorazione del cotone, nell’economia del ducato. Oggi il sito – su cui tanto spesso piovono denunce cittadine per il degrado insistente – non sempre è accessibile al pubblico ed è in attesa di una definitiva rinascita.

Castello di Nicotera

Nei secoli, le sue sale eleganti ospitarono personaggi illustri: San Bruno di Colonia, Papa Urbano II, Gioacchino da Fiore e l’imperatrice Costanza D’Altavilla. Parliamo del Castello Ruffo di Nicotera, situato nel cuore del centro storico ed eretto sulle rovine di un’antica fortezza. Imponente ed elegante, la struttura sovrasta la vallata sottostante e regala cartoline da mozzare il fiato. Infatti dalla sua terrazza si può ammirare un panorama che si apre sul Tirreno, rivela il profilo di tutte le isole Eolie, mostra lo Stretto di Messina e sullo sfondo l’Etna. Del primo castello di Nicotera, eretto per volere del re normanno Roberto il Guiscardo nel corso del XI secolo, non restano più tracce a causa di terremoti, saccheggi, continue distruzioni e ricostruzioni. Nel 1700 il conte Falcone Antonio Ruffo decise di realizzare, a pochi metri dai resti del precedente maniero normanno (di cui rimangono solo alcuni basamenti in pietra e una cisterna non più visibili) la sua dimora estiva, affidandone il progetto ad Ermenegildo Sintes.

Torre Marrana

Circondata da macchia mediterranea, si apre sul profondo blu del mar Tirreno. È Torre Marrana, tra i punti archeologici più interessanti dell’area di Ricadi. Faceva parte di un efficiente sistema difensivo volto a contrastare le incursioni saracene, molte di loro ridotte a stato di rudere o completamente andate perdute.

La struttura risale al XVI secolo, presenta una pianta circolare ed è alta attualmente circa sei metri. Questo genere di torri presentava solitamente un ambiente di guardia destinato al “cavallàro”, ovvero al militare incaricato di comunicare eventuali allarmi da una torre e l’altra. Ai piedi di Torre Marrana si trova un suggestivo teatro all’aperto che ospita, specie durante la bella stazione, rassegne culturali come Avvistamenti teatrali. Nell’area sono presenti ulteriori testimonianze storiche tra cui tombe dell’Età del Bronzo. Nella zona sono stati anche rinvenuti resti di un complesso romano di età tardo repubblicana e le antiche strutture portuali. Secondo gli archeologi, l’area potrebbe corrispondere all’antico Portus Erculis citato da Plinio e Strabone.