Tra i confini della vita e ciò che c'è dopo, tra fede e filosofia. Una retta difficile da solcare e proibitiva solamente a parlarne. Chi ha saputo però trovare i termini giusti è stato Martino Michele Battaglia nel suo libro “Imago Mortis. Il Cristo di Holbein e la Sindone”. Il testo pubblicato nella collana “Interstizi”, fondata dal filosofo siciliano Santi Lo Giudice, esplora l’enigma del sacro attraverso l’arte, la scienza e la riflessione teologica.

Il cuore del tema

Dopo il grande seguito registrato lo scorso 27 marzo nel corso della presentazione all'Università di Torino, il volume è stato presentato anche a Vibo Valentia giovedì 12 giugno, all'interno della libreria "Cuori d’Inchiostro".
Inutile dire che è stato un momento di alto confronto e riflessione non solo teologica ma anche storica e filosofica. Di fronte a un pubblico interessato, l'autore ha dialogato con Maria Silvestro Manfrida e Nicodemo Misiti. Proprio quest'ultimo ha introdotto il tema focale del libro, incentrato sulla morte per poi mettere in risalto l’aspetto relativo alle immagini del Cristo in croce che l’arte ha messo in mostra nel corso dei secoli. Sulla morte e sul modo in cui la tematica è stata trattata nel volume di Battaglia si è soffermata anche Maria Silvestro Manfrida, sottolineando l’importanza dell’attaccamento alla vita anche nel momento in cui si soffre in maniera esponenziale: «Il Cristo di Holbein il Giovane, inoltre, pone in evidenza come il Figlio di Dio vive la passione e la morte come tutti gli uomini».

Parla l'autore

Lo stesso autore Martino Battaglia, inoltre, ha ripercorso poi il processo che lo ha portato alla maturazione di un elaborato di così alto spessore filosofico: «Tanti sono i temi che penetrano nei meandri del mistero. Ricordo che con Giuseppe Giordano, direttore del corso universitario in Beni Culturali all’Università Tor Vergata di Roma, ci siamo più volte confrontati riguardo la morte di Cristo e agli strumenti che hanno scandito il tempo della passione attraverso riti e rievocazioni storico-religiose della pietà popolare. Non sono mancate poi le domande sul perché i detrattori della Sindone si accaniscono con disquisizioni non scientifiche per cercare, così, di smontare l’importanza della reliquia».
E ancora, si è parlato dei templari e di come il sacro Lino è giunto fino a Torino. Delle indagini e degli studi sulla Sindone, in una tematica vista da varie angolazioni. Sia Misiti che la Silvestro, poi, hanno disquisito sul Cristo di Holbein e dei turbamenti generati nel romanziere russo Fëdor Dostoevskij che ha dedicato proprio al Cristo di Holbein il romanzo "l’Idiota". Il pubblico è stato abbastanza numeroso e composto per la maggior parte da professionisti vibonesi che sono rimasti in libreria fino alla fine dell’incontro. Un successo per i relatori ma, soprattutto, per l'autore.