Il ritorno del Teatro comunale come spazio vissuto e partecipato viene accolto con favore anche da chi, da anni, anima la scena culturale cittadina dal basso. È da questa premessa che parte l’intervento dell’associazione La Ribalta, che guarda con apprezzamento alla nuova stagione del teatro vibonese ma, allo stesso tempo, rilancia una riflessione sul significato stesso di uno spazio pubblico dedicato alla cultura.

«C’è voluta una scintilla – si legge in una nota dell’associazione -, un sipario che finalmente si alza e il calore di una sala colma per ricordarci che Vibo Valentia non è solo una rassegnata cronaca di silenzi, ma una città che ha fame di "presidi"». Da qui il riconoscimento per il percorso avviato attorno al Teatro comunale: «Leggiamo con piacere su Il Vibonese della ritrovata fiducia che il Teatro Comunale sta restituendo alla comunità e non possiamo che unirci al coro: plaudiamo all’Amministrazione per aver scommesso su questo spazio e ad Ama Calabria per una gestione eccellente capace di restituire a Vibo la dignità di un cartellone di rilievo».

Un apprezzamento che diventa proposta

L’associazione chiarisce subito di non voler aprire alcuna polemica, ma di voler inserire nel dibattito un tema che riguarda il rapporto tra il teatro e le realtà che producono cultura sul territorio. «Tutto bellissimo. Eppure, tra un applauso e l’altro, ci permettiamo un’osservazione "di servizio", senza alcuna polemica ma con quel pizzico di rammarico tipico di chi il teatro non lo abita solo come spettatore, ma come artigiano».

Il cuore del ragionamento sta tutto qui: «L’entusiasmo per i grandi nomi e le luci della ribalta nazionale non dovrebbe far dimenticare che un Teatro Comunale, per essere davvero "comune", dovrebbe saper spalancare le porte anche a chi la Cultura la genera dal basso, con le maniche rimboccate e – fatto non trascurabile – senza chiedere un euro».

Il ruolo delle associazioni culturali

La Ribalta richiama quindi il lavoro portato avanti in questi anni da tante realtà associative cittadine, rivendicando un impegno continuo e autonomo. «Parliamo di realtà associative, come La Ribalta, che da anni operano sul territorio proponendo iniziative, spesso di respiro nazionale, in totale autonomia. Persone che non inseguono sussidi, non reclamano patrocini finanziari e non scalpitano per ottenere supporti economici. La nostra non è vanità, né tantomeno quel protagonismo sterile che talvolta affligge il mondo artistico-culturale, quanto, più semplicemente, un umile esercizio di cittadinanza attiva».

L’associazione insiste sul fatto che la richiesta non nasce da una posizione di lamentela, ma da un’idea precisa di partecipazione alla vita pubblica e culturale della città. «Esiste un’abitudine dura a morire, una sorta di "stigma" che incolla al meridionale – e al vibonese in particolare – l’etichetta del vittimista: quello che "non può fare perché non ha lo spazio", quello che "non riesce a essere perché il sistema non lo aiuta". Noi quella veste l’abbiamo stracciata da tempo».

«Non rivendicare, ma voler fare»

A sostegno di questa posizione, La Ribalta richiama la propria storia, fatta di iniziative e attività già realizzate. «La nostra storia, fatta di date, incontri, rappresentazioni, festival, concorsi, progetti, iniziative solidali, parla per noi. Non ci lamentiamo del "non avere", vogliamo proporre, non rivendicare, il nostro "voler fare"».

Da qui la richiesta che viene avanzata in modo diretto: «Sia chiaro: non chiediamo un favore, ma un’opportunità di scambio in piena trasparenza. Vorremmo che il Teatro Comunale fosse economicamente accessibile e logisticamente sostenibile anche per quelle realtà amatoriali, nel senso più nobile del termine "di chi ama", che desiderano offrire un contributo sostanziale alla propria città».

Un teatro aperto anche alla cultura «a km zero»

Nel passaggio finale, il ragionamento si allarga al valore identitario del Teatro comunale come spazio condiviso. «Rendere il teatro una casa aperta anche a chi produce cultura "a km zero" non sminuirebbe affatto il prestigio delle grandi stagioni, anzi, ne cementerebbe il senso identitario e l’appartenenza».

E ancora: «La Ribalta è qui, disponibile come sempre a collaborare per la promozione del territorio, con lo spirito di chi da sempre preferisce il fare al dire». Fino all’ultima immagine, che riassume il senso dell’intervento: «Perché se è vero che il teatro riaccende Vibo, sarebbe un peccato lasciare che a goderne sia solo chi siede in platea, dimenticando chi, sul palco, ci metterebbe cuore e sudore per puro amore di questa terra».

La conclusione è affidata a un appello che chiama in causa l’intera comunità: «Restituiamo la fiducia a tutti, dunque. Anche a chi non teme l’impegno o le sfide e chiede solo una chiave per aprire la porta e iniziare a lavorare. Insieme, per tutti».