Centri di sviluppo agricolo, l’Arsac replica alla Ferro: «Il Vibonese non è escluso»

Il commissario straordinario dell’ente strumentale precisa che le proprietà di Pizzo e Briatico non sono idonee allo scopo e sottolinea l’importanza dei Punti di contatto territoriali di Stefanaconi e Serra San Bruno 

Il commissario straordinario dell’ente strumentale precisa che le proprietà di Pizzo e Briatico non sono idonee allo scopo e sottolinea l’importanza dei Punti di contatto territoriali di Stefanaconi e Serra San Bruno 

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II territorio di Vibo Valentia non è escluso dai programmi e dai processi di sviluppo e di innovazione in agricoltura previsti dal piano aziendale dell’Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura in Calabria (Arsac). A riferirlo, in una replica alla parlamentare di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, è il commissario straordinario dell’ente strumentale Stefano Aiello, il quale interviene per chiarire i contorni della vicenda e invitare la giunta regionale a rigettare l’invito della Ferro che aveva chiesto all’esecutivo Oliverio di non approvare l’atto aziendale, proprio per via dell’esclusione del territorio vibonese. 

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«Diversamente  da  quanto  affermato – spiega Aiello -,  nella  provincia  di  Vibo  Valentia l’Arsac non possiede terreni e tanto meno strutture e/o centri sperimentali dimostrativi. Invero, i terreni nei comuni di Pizzo e Briatico, indicati dalla Ferro quali possibili sedi per l’azienda – sono inclusi nel piano di liquidazione della Gestione stralcio Arssa e fanno parte del patrimonio, per come previsto dalla legge, destinate in via esclusiva al soddisfacimento dei creditori della soppressa Arssa. In particolare – prosegue il commissario – appare utile evidenziare che per i terreni e i ruderi ubicati a Pizzo, è in fase di conclusione la procedura di vendita avviata nel 2016 e che il patrimonio della soppressa Arssa nel comune di Briatico, costituito essenzialmente da un capannone inagibile e da una modesta corte, non è utilizzabile per realizzare una sede periferica dell’Ente».

Per Aiello «la costituzione di un “centro” presuppone la disponibilità patrimoniale di terreni e strutture funzionali allo scopo, oltre che di risorse umane e strumentali. La provincia di Vibo Valentia, così come tanti altri vasti territori di altre province ad alta vocazione agricola, pur non servite localmente da un “centro” per le motivazioni sopra riportate non sono comunque esclusi dai processi di erogazione di servizi di competenza dell’Arsac». Pertanto il commissario dell’ente funzionale ribadisce che «l’atto aziendale è finalizzato a definire l’organizzazione interna dell’Ente e ad individuare le strutture operative delle sedi provinciali e periferiche per svolgere i propri compiti istituzionali in maniera diffusa su tutto il territorio regionale, incluso quello di Vibo Valentia. In quest’ottica si evidenzia l’importanza dei Punti di contatto territoriali (Pct) che consentono di garantire presidi di divulgazione agricola in tulle le province. In quella di Vibo Valentia, le due sedi nei comuni di Stefanaconi e Serra San Bruno potranno essere un importante punto di riferimento per le aziende agricole e le associazioni di produttori, oltre che il tramite per gli ulteriori rapporti interdisciplinari con i Centri complessi di sviluppo agricolo e con le altre sedi dell’Ente. Certo di aver chiarito che le attività di competenza dell’Arsac non possano essere inquadrate in rigidi schemi territoriali, ma debbano essere intese come erogazione dinamica di servizi a vantaggio dell’intero comparto agricolo oltre ogni logica di confini, ci si augura che la Giunta della Regione Calabria approvi l’atto aziendale proposto, affinché l’azienda sia dotata di un importante strumento giuridico, indispensabile per il regolare svolgimento dei propri compiti d’istituto». 

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