Porto di Vibo Marina, dalla riforma si attende un ruolo nuovo per lo scalo vibonese

Dal sogno industriale degli anni ‘70 all’attuale deserto produttivo. Ma la governance unica del sistema portuale potrebbe restituire centralità ad una struttura dalle molte vocazioni

Dal sogno industriale degli anni ‘70 all’attuale deserto produttivo. Ma la governance unica del sistema portuale potrebbe restituire centralità ad una struttura dalle molte vocazioni

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Con la nomina di Francesco Russo a presidente dell’Autorità di sistema portuale del Tirreno Meridionale e dello Stretto, la legge di riforma dei porti è entrata nella sua fase operativa. Intorno a questa riforma si concentrano anche le attese e le speranze del territorio vibonese confidando che finalmente sia possibile far uscire il porto di Vibo Marina dalle secche in cui da troppi anni è arenato.

Informazione pubblicitaria

Il compito che attende il nuovo presidente non è dei più semplici, considerando che nella nuova Autorità di Sistema portuale sono presenti ben nove porti. Non sarà di certo agevole mettere in rete nove realtà portuali, ma le rispettive diversificazioni tecniche e logistiche, se da un lato costituiscono una problematicità, dall’altro rappresentano una ricchezza di offerta di notevole interesse. A questo punto si attende il secondo passo della riforma Delrio, che dovrà essere quello di ripensare il ruolo di ciascun porto procedendo ad un’analisi dettagliata scalo per scalo al fine di individuare le peculiarità delle singole infrastrutture portuali.

Nomina presidente Autorità Portuale: i riflessi sul porto di Vibo Marina

La vocazione di un porto è senza dubbio determinata dall’economia del territorio in cui esso è inserito e ci fu un periodo in cui sembrò che per il nostro porto stesse per aprirsi una fase di grande sviluppo commerciale. A cavallo degli anni ‘60 e ‘70 iniziò il sogno industriale di Vibo Marina: alla già esistente Cementeria si aggiunsero infatti importanti insediamenti industriali del gruppo Eni (Nuovo Pignone, Snam Progetti) oltre a diverse strutture produttive come la Cgr nel settore della chimica e La Saima, industria di mattonelle e affini.

Ma appena dieci anni dopo il sogno industriale era già svanito in un miraggio e iniziava un lento ma inesorabile declino industriale. Il porto di Vibo Marina, che in quegli anni aveva registrato un apprezzabile incremento del traffico commerciale, lasciato privo di interventi di ammodernamento e ampliamento, lasciava da parte ogni velleità di sviluppo limitandosi ad ospitare distaccamenti militari e petroliere per lo stoccaggio di idrocarburi.

In presenza quindi di una deindustrializzazione del nostro territorio, come quella che abbiamo conosciuto negli ultimi anni, è giocoforza mettere in campo idee alternative e tentare di inventarsi qualcos’altro per il rilancio del porto. Se analizziamo per un attimo la situazione odierna ci accorgiamo che ,mentre il sistema portuale calabrese comincia a dare segni di vitalità, il nostro porto è rimasto in una situazione di stagnazione e la realtà ci dice che l’incidenza della portualità sull’economia vibonese è modestissima. Ricordiamo che il porto di Vibo Marina è stato, e lo è ancora, il più importante porto peschereccio della regione nonché il più attrezzato polo diportistico calabrese.

Autorità portuale, designato il presidente dell’AdSP del Tirreno Meridionale

La creazione di un’unica cabina di regia introdotta dalla riforma dovrebbe permettere che le potenzialità di sviluppo siano nelle mani di un organismo unico che possa programmare e gestire le attività. Il porto rimane la grande incompiuta del territorio vibonese, un’importante opera infrastrutturale la cui governance è stata finora divisa fra diversi enti, tutti burocratico-amministrativi (Comune, Capitaneria di Porto, Regione, Ministero infrastrutture) le cui competenze sono spesso entrate in conflitto con il risultato che i progetti sono rimasti sulla carta, come quello relativo all’allungamento della diga foranea, quello collegato alla necessità di un’opera di dragaggio dei fondali o quello relativo alla riqualificazione del molo Malta. La riforma riconosce, invece, ai porti la loro peculiarità di risorsa economica, da gestire quindi non più con criteri burocratici ma con metodi manageriali. Ma per fare questo è prima necessario individuare la vocazione dei vari porti.

Occorre obiettivamente riconoscere che il territorio vibonese è senza dubbio quello che, a livello regionale, possiede il maggiore appeal per quanto riguarda le attrattive turistiche e lo stesso scalo portuale, incastonato tra località di indubbio fascino naturalistico, paesaggistico e culturale, potrebbe rappresentare una meta importante ed essere un perfetto punto di partenza per raggiungere, in condizioni di assoluto comfort, bypassando il tratto più difficile dell’A3, le Isole Eolie e la Sicilia per mezzo di collegamenti di linea effettuati a mezzo navi o aliscafi. Inoltre, interventi infrastrutturali collegati alla realizzazione di un progetto per il water-front, non solo contribuirebbero a far entrare decisamente Vibo Marina nel business delle crociere proponendola come porto di approdo, ma consentirebbe anche di aprire la strada ad un tipo di turismo convegnistico e fieristico e, quindi, destagionalizzato. Un serio progetto per il rilancio del porto sarebbe il segno di una città più moderna, più viva,più vitale, più vivibile, di una città che vuole cambiare.

Autorità portuale dello Stretto, quali benefici per Vibo Marina?

E se Vibo Valentia vuole veramente cambiare e proporsi come città di mare, viva, moderna, produttiva, che non si affida solo al terziario come unica fonte economica, allora occorre cominciare a guardare al porto come risorsa dinamica e non come struttura statica. Occorre, in pratica, un’inversione di prospettiva per fare in modo che la città, tutta intera, ad iniziare dal capoluogo, consideri il porto non come un corpo separato ma come un bene appartenente al proprio patrimonio.

La riforma potrebbe rappresentare un motore formidabile per il rilancio e lo sviluppo socio-economico del territorio in quanto il decreto affida al comitato di gestione dell’Authority il compito strategico di indirizzo, programmazione e coordinamento oltre ad avere le funzioni di attrarre investimenti e di attuare un raccordo delle varie amministrazioni pubbliche. Molto dipenderà anche dalla capacità della politica vibonese di incidere sulle scelte di innovazione e miglioramento da mettere in campo .

“Questo luogo merita attenzione”, scriveva Giuseppe Maria Galanti, ministro del Re di Napoli, oltre due secoli fa , visitando la rada di Santa Venera. Un’esortazione che rimane valida anche oggi.