Il dossier della Cgia di Mestre fotografa un’apparente contraddizione in un territorio che sconta alti tassi di disoccupazione. Ma i motivi ci sono: stipendi bassi, orari pesanti e mancanza di stabilità. La situazione nelle altre province calabresi e nel resto d’Italia
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Nel Vibonese il lavoro si inceppa prima ancora di cominciare. Non solo perché le occasioni sono poche o fragili, ma perché una quota di quelle che le imprese mettono sul tavolo non riesce nemmeno ad arrivare al colloquio. Secondo il report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel 2025 in provincia di Vibo Valentia erano previste 15.320 entrate di personale nelle imprese. In 4.453 casi la ricerca è rimasta scoperta per mancanza di candidati: il 29,1%. In altre parole, quasi tre selezioni su dieci si sono arenate perché dall’altra parte non c’era nessuno.
Il dato piazza Vibo al 74esimo posto tra le 105 province censite dal sistema Excelsior. Non è il gruppo di testa, dominato dalle aree produttive e turistiche del Nord, dove le difficoltà per le imprese alla ricerca di personale sono ancora maggiori, ma il numero pesa comunque in un territorio abituato a misurarsi con precarietà, emigrazione giovanile e imprese di piccola dimensione. Da queste parti il problema non è tanto il “posto”, che magari ci sarebbe pure, ma rendere quel posto abbastanza credibile da convincere qualcuno a candidarsi.
La Calabria delle selezioni andate a vuoto
Nel confronto regionale, Vibo è appaiata a Cosenza, che registra la stessa incidenza del 29,1%, ma su una platea più ampia: 62.480 ingressi previsti e 18.172 candidati mancanti. Subito sotto c’è Catanzaro, con 27.920 entrate programmate, 8.109 posizioni senza candidati e una quota del 29%. A guidare la classifica calabrese è Crotone, dove il fenomeno sale al 30,6%, con 4.123 candidature mancanti su 13.490 assunzioni previste. Reggio Calabria chiude il quadro regionale con 35.440 entrate attese, 9.543 candidati mancanti e un’incidenza del 26,9%.
Nel complesso, la Calabria conta 154.640 entrate previste e 44.397 casi di mancato reperimento per assenza di candidati: il 28,7%. Una percentuale inferiore alla media italiana, ma superiore a quella del Mezzogiorno, ferma al 27%. La regione è al 14esimo posto nazionale: lontana dai picchi del Nordest, ma abbastanza in alto da confermare che l’incontro tra domanda e offerta si è inceppato anche dove il lavoro resta fragile.
Perché i candidati non si presentano
La Cgia individua una combinazione di cause che racconta molto più di una difficoltà di reclutamento. Pesano il calo demografico, la riduzione della platea giovanile, la distanza tra competenze richieste dalle aziende e percorsi formativi. Ma c’è anche un tema di attrattività: retribuzioni basse, orari pesanti, prospettive deboli e selezioni troppo lunghe spingono molti candidati a rinunciare prima ancora di presentarsi.
Nel Vibonese questa frattura è più evidente. Il mercato locale chiede personale, ma spesso offre percorsi intermittenti, stagionali e poco capaci di trattenere competenze. I giovani guardano altrove o selezionano con maggiore attenzione ciò che viene proposto. Così la distanza si allarga, perché se le imprese denunciano la mancanza di profili, c’è comunque una parte della forza lavoro che non riconosce in quelle opportunità una strada di stabilità.
D’altronde, anche la cronaca quotidiana sembra confermarlo. Nell’ultima campagna di controlli condotta dai carabinieri di Vibo e dal Nucleo ispettorato del lavoro, su 11 aziende controllate in tutte sono state riscontrate irregolarità. In particolare, su 46 posizioni esaminate, 21 non erano conformi e 8 addetti erano completamente in nero. Ne sono scaturite 7 denunce, 4 attività sospese e sanzioni per 50mila euro.
La campagna condotta dai militari del comando provinciale dell’Arma e dal Nucleo dell’Ispettorato del lavoro ha riguardato edilizia, agricoltura, ristorazione e commercio. Su 46 posizioni esaminate, 21 non erano conformi. Otto addetti erano completamente in nero
Il paradosso nazionale
Lo scenario italiano dà la misura del salto avvenuto in pochi anni. Nel 2017 le assunzioni sfumate per assenza di candidati erano poco meno di 400mila, pari al 9,7% del totale previsto. Nel 2025 sono diventate 1.754.410, cioè il 30,2%. Su 5.807.270 entrate programmate, 2.727.340 sono risultate di difficile reperimento: quasi un’assunzione su due.
I settori più esposti sono quelli dove servono manualità, competenze tecniche e disponibilità a ritmi meno standard. Le costruzioni arrivano al 39%, il legno e mobile al 35,3%, le utilities al 34,9%, la metalmeccanica ed elettronica al 33,6%, turismo, alloggio e ristorazione al 33,4%.
La geografia del problema porta in cima Trento (40% di colloqui saltati), Aosta (39,5%), Udine (39,1%), Bolzano (38,1%) e Belluno (37,7%). Ma il dato vibonese dice che la questione non riguarda soltanto le aree dove l’economia corre. Il lavoro spesso esiste sulla carta, viene cercato dalle aziende, ma al colloquio si presentano in pochi.


