Il mondo dell’autotrasporto è arrivato a un punto di esasperazione che non può più essere ignorato. Da mesi le imprese fanno i conti con un prezzo del carburante in costante ascesa che incide in maniera sempre più pesante sui bilanci, mentre aumentano anche le altre voci di costo necessarie per tenere un camion sulla strada. I margini di guadagno si assottigliano fino quasi a scomparire, e per tanti operatori la domanda ormai è una sola: per quanto tempo ancora sarà possibile continuare a lavorare in queste condizioni?

Dietro ogni mezzo che percorre le nostre strade c’è un’impresa, spesso familiare, che deve sostenere finanziamenti, assicurazioni, manutenzione, pedaggi, tasse e spese di gestione sempre più difficili da assorbire. A tutto questo si aggiunge ora il prezzo insostenibile del gasolio, diventato ormai una delle principali cause di sofferenza per il settore dell’autotrasporto. Chi ogni mattina mette in moto un camion non può essere costretto a chiedersi se il viaggio appena iniziato servirà a produrre un reddito o semplicemente a coprire una parte delle spese.

Gli autotrasportatori non chiedono privilegi né trattamenti di favore. Chiedono di poter continuare a svolgere il proprio lavoro senza essere costretti a rimetterci, dopo migliaia di chilometri percorsi, giorni trascorsi lontano da casa, ore di attesa ai carichi e agli scarichi, responsabilità crescenti e rischi che fanno parte quotidianamente di questo mestiere. È diventato sempre più difficile accettare sacrifici così pesanti quando, alla fine del mese, ciò che resta non è più proporzionato all’impegno richiesto.

Per questa ragione ci prepariamo a fermarci il 9 ottobre, nell’ambito di una mobilitazione regionale che guadagna ogni giorno nuovi consensi. Incrociare le braccia non è una decisione presa a cuor leggero e non nasce dalla volontà di creare disagi, ma dalla necessità di mandare un segnale forte e inequivocabile. Continuare come se nulla stesse accadendo significherebbe accettare passivamente una situazione che sta compromettendo la tenuta di molte aziende e con loro l’economia stessa di questa regione e di questo Paese. La mobilitazione rappresenta quindi un atto di responsabilità verso un comparto che non vuole arrendersi, ma pretende risposte concrete prima che sia troppo tardi.

Ed è gratificante percepire il consenso che questa mobilitazione sta riscuotendo anche tra chi non fa il nostro lavoro. Il caro carburanti pesa ogni giorno su tutte le famiglie e sui lavoratori degli altri comparti. Ormai anche semplicemente mettersi in auto per andare in ufficio erode redditi spesso già bassi in partenza. Proprio per questo cresce attorno alla protesta degli autotrasportatori un sostegno sempre più diffuso. Senza contare che l’aumento dei costi nell’autotrasporto si trasmette a cascata su tutta la filiera produttiva finendo poi per danneggiare anche il consumatore finale.

Siamo giunti in prossimità di un punto di non ritorno oltre il quale c’è il rischio fallimento per tanti autotrasportatori. Una situazione che non ammette più semplici promesse o dichiarazioni di attenzione. Chiediamo interventi concreti, capaci di ridare ossigeno al settore e di impedire che la concorrenza si trasformi in una corsa al ribasso sulle spalle di chi lavora.

Gli autotrasportatori vogliono continuare a fare il proprio mestiere, come hanno sempre fatto, ma vogliono poterlo fare con dignità e con la prospettiva reale di mantenere in vita le proprie aziende e le proprie famiglie. La protesta che si prepara, dunque, è la scelta sofferta ma determinata di una categoria che ha deciso di farsi sentire prima che il problema diventi irreversibile.

*presidente provinciale Vibo Fedralog Calabria