Novanta euro nei casi più favorevoli, fino a circa 200 euro con apparecchi meno efficienti e una spesa che può superare abbondantemente i 300 euro quando in casa funzionano più climatizzatori. L’estate rovente del 2026 rischia di lasciare un conto pesante nelle bollette delle famiglie calabresi, dopo tre mesi segnati da temperature elevatissime e, soprattutto, da notti durante le quali spegnere il condizionatore è diventato spesso difficile.

Una fotografia definitiva della spesa sostenuta tra giugno e agosto non è ancora disponibile, ma un'indicazione arriva dalle elaborazioni di Assium, l’associazione degli utility manager italiani. Per circa cento giorni di utilizzo tra maggio e agosto, la spesa attribuibile ai climatizzatori viene stimata tra 95 e 170 euro utilizzando un solo split inverter di nuova generazione, tra 145 e 215 euro con apparecchi più datati o meno efficienti e oltre 400 euro nel caso dei sistemi multisplit. A incidere sono naturalmente il numero di ore di utilizzo, la temperatura impostata, l’efficienza dell’apparecchio e la tariffa applicata dal fornitore.

Se si restringe il calcolo ai 92 giorni compresi tra il primo giugno e il 31 agosto, una semplice riparametrazione delle stime porta a una forchetta di circa 87-156 euro con un inverter moderno e 133-198 euro con un apparecchio meno efficiente. Una stima teorica che, in Calabria, per molte famiglie potrebbe essersi collocata verso la parte alta della forbice proprio per la durata delle ondate di calore e per la necessità di tenere gli apparecchi in funzione anche nelle ore serali e notturne.

In Calabria condizionatori accesi anche di notte

Già giugno aveva fatto registrare nella regione una temperatura media superiore di 1,79 gradi rispetto alla media climatica 1991-2020, secondo le elaborazioni del Centro funzionale multirischi di Arpacal.

A luglio il problema non è stato rappresentato soltanto dalle massime. In diverse zone della Calabria sono stati superati i 40 gradi durante il giorno, ma soprattutto si è fatto sentire il fenomeno delle cosiddette notti tropicali: a Reggio Calabria sono stati raggiunti 34 gradi, a Catanzaro 31 e a Castrovillari 30. Temperature che hanno reso necessario per molte famiglie prolungare la climatizzazione anche dopo il tramonto.

Nemmeno agosto ha concesso una vera tregua. Nell’ultima parte del mese la quinta ondata di calore ha portato 44,6 gradi a Torano Scalo, 42,5 a Cosenza e 40,3 a Mileto, nel Vibonese. In diverse località la colonnina di mercurio è rimasta attorno ai 30 gradi anche durante la notte.

Il caldo fa impennare i consumi elettrici

Gli effetti delle temperature si sono riflessi inevitabilmente sulla domanda di elettricità. Secondo Terna, a giugno il fabbisogno nazionale è aumentato dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre a luglio il balzo è stato decisamente più consistente: +8,3% su base annua, con la società che ha indicato proprio nelle elevate temperature uno dei fattori alla base della crescita dei consumi.

Il risultato è che per una famiglia calabrese che abbia utilizzato con continuità un solo climatizzatore il costo aggiuntivo della sola climatizzazione estiva può ragionevolmente collocarsi nell’ordine dei 100-200 euro. Dove invece sono presenti due o più apparecchi, magari meno efficienti e rimasti accesi molte ore anche durante la notte, il conto può salire rapidamente fino a diverse centinaia di euro.

Non si tratta, naturalmente, dell’intera bolletta elettrica, che comprende tutti gli altri consumi domestici, ma del solo peso attribuibile al raffrescamento. Ed è proprio questo il conto che molte famiglie si troveranno a misurare nelle fatture che comprendono i consumi dei mesi più caldi.

E ora l’inflazione torna a correre

A chiudere il cerchio arriva adesso anche il dato sull’inflazione diffuso dall’Istat. Ad agosto i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 3,3% rispetto allo stesso mese del 2025, accelerando dal 2,9% registrato a luglio. Su base mensile l’incremento è stato dello 0,5%.

A spingere verso l’alto l’indice sono stati soprattutto proprio i prodotti energetici: quelli non regolamentati (cioè quelli i cui prezzi non sono sottoposti a vincoli o tariffe protette dall'Autorità di regolazione) sono passati da +11,4% a +16,9% su base annua, mentre gli energetici regolamentati hanno accelerato dal +14,8% al +18,8%. Al netto di energia e alimentari freschi, invece, l’inflazione di fondo è addirittura rallentata dall’1,6 all’1,5%. Un dato che mostra quanto la nuova fiammata dei prezzi sia legata in questa fase proprio al capitolo energia.

Secondo le elaborazioni dell’Unione nazionale consumatori, una famiglia media potrebbe sostenere, con l’inflazione al 3,3%, 871 euro di maggiore spesa su base annua, dei quali 357 euro per il capitolo abitazione, elettricità e gas. Per una coppia con due figli l’aggravio complessivo stimato sale a 1.184 euro l’anno, 385 dei quali legati proprio ad abitazione, luce e gas.