Un giovane manager calabrese che lavora in Friuli Venezia Giulia, un presidente di Regione che rivendica risultati e cambiamento, una replica che riporta il dibattito al merito delle politiche sul lavoro turistico. Lo scambio epistolare tra Gianpiero Ieracitano, originario di Filadelfia, e il presidente della Calabria Roberto Occhiuto è qualcosa di più di una polemica da dare in pasto ai social: è una radiografia, molto concreta, del rapporto tra giovani, territorio e istituzioni.

Gianpiero Ieracitano è un giovane calabrese che oggi lavora come Food and Beverage Manager per una catena alberghiera in Friuli Venezia Giulia. La sua lettera aperta nasce da un’esperienza precisa: la partecipazione, da osservatore, a un Recruiting Day organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il settore turistico. In poche righe, Ieracitano mette a fuoco il cuore del problema: non la mancanza di bellezza o di potenziale, ma l’assenza di un sistema.

«Lavoro in Friuli Venezia Giulia da qualche anno - afferma - una scelta che non avrei voluto fare, ma che la vita ha reso inevitabile. In una sola giornata - racconta riferendosi al Recruiting Day -, centinaia di persone incontrano hotel, resort e imprese in cerca di personale per la stagione. Un sistema semplice, concreto, capace di dare risposte vere alle persone e alle imprese».

Il confronto con la Calabria è inevitabile e doloroso. Ieracitano lo dice apertamente: «Le confesso che guardavo quella scena con un groppo in gola. Perché pensavo alla Calabria. Fa male vedere altrove quello che potrebbe esistere anche a casa nostra». Secondo Ieracitano non è la Calabria a non offrire opportunità: «Il turismo calabrese ha tutto: paesaggio, storia, autenticità, clima. Quello che manca non è il prodotto, ma l’infrastruttura di sistema: strumenti di incontro tra domanda e offerta, percorsi formativi riconosciuti, politiche di fidelizzazione del personale qualificato. Non chiedo miracoli - conclude -. Chiedo che la Calabria smetta di sprecare talenti che ha già formato. Deve solo deciderlo».

La risposta di Occhiuto: «La Calabria sta cambiando, non serve la sindrome di Calimero»

La replica del presidente Roberto Occhiuto arriva rapidamente e sceglie un doppio registro: da un lato il riconoscimento dei problemi, dall’altro la rivendicazione di quanto fatto dalla sua amministrazione. Occhiuto apre sottolineando il proprio impegno: «Da quasi cinque anni lavoro ogni giorno, senza sosta, per provare a risolverne il più possibile e per creare nuove opportunità per il territorio, per le imprese e soprattutto per i giovani calabresi». Poi entra nel merito di uno dei punti sollevati da Ieracitano: i Recruiting Day. «Nella sua lettera mi racconta di un Recruiting Day organizzato in Friuli Venezia Giulia, quasi fosse una novità mai vista nella sua regione. Ecco, non è così. In questi anni in Calabria sono stati organizzati numerosi Recruiting Day, anche presso la sede istituzionale della Regione a Catanzaro, con la partecipazione di importanti aziende che hanno scelto di investire nel nostro territorio e di assumere centinaia di giovani calabresi».

La risposta si sposta poi sul terreno del marketing territoriale e dei numeri del turismo: «Il claim “Calabria Straordinaria” è diventato in pochi anni riconoscibile a livello nazionale e internazionale. Nel 2025 abbiamo raggiunto il record storico superando i 2 milioni di passeggeri. E lo scalo di Reggio Calabria è, da due anni, l’aeroporto che cresce di più in Europa. «Tutto questo significa una cosa molto semplice: più turisti, più imprese, più lavoro».

Ma è soprattutto il passaggio sul “pessimismo” dei calabresi a segnare il tono politico della risposta: «Mi dispiace, però, leggere nelle parole di un giovane preparato e ambizioso un’immagine così negativa della propria terra, evidentemente senza un’adeguata conoscenza di ciò che realmente sta accadendo. Non guardiamo sempre alla nostra regione soltanto come a una terra di problemi. La Calabria sta cambiando ed è sempre più percepita anche come una terra di opportunità. Serve fiducia, serve impegno, serve guardare al futuro con un po’ più di ottimismo, e meno con quella che spesso, purtroppo, sembra la solita sindrome di Calimero».

Qui si consuma il primo vero scarto tra le due posizioni: Ieracitano parla di organizzazione del lavoro e di strumenti per imprese e stagionali; Occhiuto risponde con dati su aeroporti, campagne di promozione e un richiamo alla “fiducia”.

La controreplica: «La sindrome di Calimero è un’arma retorica, non è una risposta»

Accogliendo la risposta, Il giovane manager chiarisce subito un punto: non parla “da lontano”, né per sentito dire. «Non sono un giovane calabrese che guarda la propria terra da lontano senza conoscerla - afferma -. Ho lavorato in Calabria per diversi anni, nel settore dell'ospitalità, e conosco bene la realtà di chi opera sul campo non quella dei comunicati stampa o dei siti istituzionali». Qui entra nel dettaglio delle condizioni di lavoro nel turismo calabrese: «So cosa significa essere uno stagionale in Calabria: contratti precari, assenza di tutele reali, nessuna struttura di supporto alla ricerca di lavoro. E so cosa significa essere un'impresa turistica calabrese costretta a gestire da sola, senza strumenti, la selezione del personale ogni stagione».

Il passaggio più politico è quello sulla “sindrome di Calimero”, espressione usata da Occhiuto: «La parola "Calimero", presidente, è un’arma retorica comoda, ma non è una risposta. Sminuire chi solleva una critica concreta e costruttiva non è governare, è difendersi. E chi ha lavorato sul campo merita risposte nel merito, non etichette».

Ieracitano riconosce i dati citati dal presidente, ma li considera fuori fuoco rispetto alla domanda iniziale: «Lei mi parla di aeroporti, di passeggeri, di "Calabria Straordinaria". Sono dati che accetto e che, se reali, vanno nella direzione giusta. Ma non rispondono alla domanda che ho posto». La domanda, infatti, è una sola, ripetuta con chiarezza: «Esiste in Calabria un sistema strutturato, continuativo e accessibile, che metta in contatto imprese turistiche e lavoratori qualificati? Un sistema che non lasci le aziende sole nella selezione e non abbandoni i lavoratori stagionali a cercarsi da soli una collocazione?».

La chiusura è aperta, non rancorosa: «Se questi strumenti esistono già in Calabria come lei afferma, mi faccia un esempio concreto, operativo, accessibile. Sarò il primo a darne notizia e a ricredermi. Nel frattempo continuerò a fare il mio lavoro con professionalità, dove il sistema mi permette di esprimerla al meglio. Con rispetto».

Due narrazioni che si incrociano: numeri contro esperienza

Lo scambio mette in luce due piani diversi, che raramente riescono a dialogare davvero. Da un lato, la narrazione istituzionale: campagne di promozione, dati sugli aeroporti, iniziative di recruiting, la rivendicazione di un cambiamento in corso e la richiesta di “fiducia” ai cittadini. È la linea di Occhiuto, che insiste sul fatto che la Calabria «sta cambiando» e che oggi è «sempre più percepita anche come una terra di opportunità». Dall’altro, la narrazione dal basso: quella di chi ha lavorato stagionalmente nel turismo calabrese, ha sperimentato precarietà, mancanza di tutele, assenza di strumenti pubblici di supporto alla ricerca di lavoro e alla selezione del personale. È la linea di Ieracitano, che non contesta i numeri, ma chiede che si parli di ciò che accade “sul campo”. Il punto di frizione è esattamente qui: per il giovane manager, il vero discrimine non è quanti passeggeri arrivano in aeroporto, ma se esiste o meno un sistema che aiuti imprese e lavoratori a incontrarsi in modo organizzato, continuativo, trasparente.

Una critica che chiede risposte, non consolazioni

L’accusa di “sindrome di Calimero” è un passaggio simbolico. Da un lato, esprime l’esasperazione di una classe dirigente che si sente spesso raccontata solo attraverso problemi e ritardi. Dall’altro, rischia di trasformare ogni critica in vittimismo, ogni testimonianza in lamento. Ieracitano, nella sua controreplica, prova a spostare il discorso: non chiede consolazioni, ma risposte operative. Non rivendica un’identità ferita, ma un diritto molto concreto: poter scegliere di restare o tornare in Calabria trovando un sistema all’altezza delle competenze acquisite.

L’idea di un futuro possibile per la Calabria

Alla fine, la domanda che resta sospesa è semplice: la Calabria vuole davvero diventare una regione in cui un giovane qualificato possa scegliere di restare non per eroismo, ma perché il sistema funziona? La lettera di Ieracitano non è un atto d’accusa totale, né un addio. È, paradossalmente, una dichiarazione d’amore esigente verso la propria terra. Quando scrive «la nostra terra meriterebbe di più» e quando dice che sarebbe «il primo a ricredersi» se esistessero strumenti concreti, sta lasciando aperta una porta. Sta dicendo, in sostanza: se la Calabria decide davvero di investire in un sistema organizzato per il lavoro turistico, io ci sono, e sarò il primo a raccontarlo.