Il presidente dei costruttori Domenico Ceravolo denuncia il peso dei canoni di occupazione del suolo pubblico e propone novanta giorni di esenzione nei centri storici, oltre a procedure più rapide per aprire i cantieri: «Il Comune di Vibo prevede un’esenzione di 60 giorni, gli altri seguano il suo esempio»
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Un ponteggio di trenta metri quadrati può arrivare a costare 5.670 euro per tre mesi, soltanto per l'occupazione del suolo pubblico. Una spesa che rischia di scoraggiare la manutenzione degli edifici, soprattutto nei centri storici, dove i lavori sono spesso più complessi e richiedono tempi maggiori. A sollevare il problema è Ance Vibo Valentia, che attraverso il presidente Domenico Ceravolo chiede ai Comuni della provincia di rivedere tariffe e procedure per agevolare il recupero del patrimonio edilizio.
L'associazione dei costruttori mette sul tavolo alcune proposte: riduzione generalizzata dei canoni per i cantieri di manutenzione e recupero, esenzione per i primi novanta giorni nei centri storici e tempi più brevi per ottenere le autorizzazioni. L'obiettivo è evitare che gli oneri amministrativi ed economici finiscano per pesare eccessivamente su famiglie e imprese, rallentando interventi spesso necessari anche per la conservazione e la sicurezza degli immobili.
«Nei nostri territori – afferma Ceravolo – molte famiglie dispongono di risorse limitate, mentre gran parte del patrimonio edilizio necessita di manutenzione. Oneri così pesanti possono determinare il rinvio o il ridimensionamento dei lavori, fino alla rinuncia, lasciando irrisolto il problema dell'immobile».
Quanto costa un ponteggio: il caso delle tariffe comunali
Per spiegare l'incidenza dei canoni, Ance cita il caso di alcuni Comuni vibonesi nei quali viene applicata una tariffa di 2,10 euro al metro quadrato al giorno. Per un ponteggio lungo una facciata di venti metri, con un'occupazione di trenta metri quadrati, il conto raggiunge 1.890 euro in trenta giorni e sale a 5.670 euro in novanta giorni, qualora non siano previste riduzioni.
Una situazione che, secondo l'associazione, penalizza soprattutto gli interventi nei centri storici, dove strade strette, difficoltà di accesso e particolari esigenze di conservazione possono allungare la durata dei cantieri.
Ance propone quindi di ridurre le tariffe per gli interventi di manutenzione e recupero in tutto il territorio comunale e di introdurre, per i centri storici, novanta giorni di esenzione, seguiti da un canone agevolato per il restante periodo autorizzato.
Il precedente del Comune di Vibo Valentia
L'associazione richiama anche un'esperienza già presente nel territorio provinciale. Il regolamento del Canone unico del Comune di Vibo Valentia prevede infatti sessanta giorni di esenzione per il rifacimento delle facciate nelle zone residenziali storiche.
Il tariffario del 2022, inoltre, stabilisce per le occupazioni temporanee di prima categoria un importo di 1,20 euro al metro quadrato al giorno, che si riduce a 0,84 euro grazie allo sconto regolamentare del 30% previsto per occupazioni di almeno trenta giorni.
«È un'impostazione da valorizzare, perché riconosce il beneficio collettivo della manutenzione. Proponiamo ai Comuni di svilupparla, con tariffe sostenibili per il recupero edilizio e agevolazioni specifiche dove le condizioni di intervento sono più complesse».
Autorizzazioni, la richiesta: da trenta a dieci giorni
L'altro problema sollevato dall'associazione riguarda i tempi burocratici. Un preavviso di trenta giorni per l'occupazione del suolo pubblico, sostiene Ance, può rendere difficoltosa la programmazione degli interventi e ritardare l'apertura dei cantieri.
«Chiediamo di ridurre il preavviso ordinario da trenta a dieci giorni, con rilascio dell'autorizzazione o diniego motivato entro lo stesso termine, a fronte di una domanda completa. Per le occupazioni semplici, prive di modifiche alla viabilità, servono procedure ancora più rapide e un percorso specifico per le urgenze documentate, come infiltrazioni, danni agli edifici o condizioni di pericolo, fermi restando i controlli su sicurezza e circolazione. Le imprese devono poter programmare le squadre e rispettare le date concordate con i committenti».
Centri storici, recuperare gli edifici senza cancellarne l'identità
La proposta di Ance non si limita alla riduzione dei costi. L'associazione sollecita i Comuni a dotarsi di piani di recupero dei centri storici, con criteri che favoriscano il rispetto delle caratteristiche architettoniche originarie e valorizzino le competenze di imprese specializzate e professionisti.
Il riferimento è anche alla Dichiarazione di Amsterdam del 1975, che lega la conservazione del patrimonio architettonico alla pianificazione urbana, al sostegno economico e alla permanenza dei residenti nei quartieri storici.
«Ai Comuni chiediamo piani di recupero che contrastino il progressivo snaturamento dei centri storici e ne preservino i caratteri architettonici, con criteri chiari fondati sulla conoscenza degli edifici. Ciò significa dare spazio a imprese specializzate e tecnici preparati. La tutela diventa così anche una scelta di politica economica: favorisce il lavoro qualificato e sostiene un'economia sana, capace di produrre valore conservando la ricchezza culturale dei nostri territori».
Un patrimonio che, nelle intenzioni dell'associazione, può diventare anche una risorsa per il turismo e per le attività commerciali. «Un centro storico curato, che mantenga carattere e vita, attrae questi visitatori e sostiene commercio e ospitalità. Tutelare ciò che rende riconoscibili i nostri luoghi significa investire anche nella loro capacità di generare lavoro», conclude Ceravolo.

