Scuole superiori vibonesi, didattica sacrificata sull’altare del risparmio

L’accordo tra Provincia e dirigenti scolastici sulla lezione «integrata», metà in classe e metà da casa, evidenzia ancora una volta l’approccio ragionieristico ai problemi del mondo dell’istruzione
L’accordo tra Provincia e dirigenti scolastici sulla lezione «integrata», metà in classe e metà da casa, evidenzia ancora una volta l’approccio ragionieristico ai problemi del mondo dell’istruzione
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La lezione sarà una: ma mentre metà classe la seguirà in aula, l’altra metà sarà collegata a distanza, da casa. È questa la soluzione trovata dalla Provincia in accordo con i dirigenti scolastici degli istituti superiori di Vibo Valentia per il prossimo anno. L’obiettivo è duplice: da un lato permettere un corretto avvio dell’anno scolastico mantenendo le precauzioni anti-Covid; dall’altro garantire all’ente intermedio un risparmio economico su eventuali affitti di strutture in cui trasferire le classi “in eccesso” rispetto a quanto previsto dalle normative. Un accordo raggiunto durante una riunione svoltasi ieri mattina nell’aula consiliare di Palazzo Ex Enel, che ha messo d’accordo tutti.

Però, anche in questo caso, nessuno sembra essersi accorto della solita miopia che caratterizza le scelte in tema di scuola, dai livelli nazionali a quelli locali: un approccio ragionieristico al problema, in cui l’unica esigenza delle parti in causa pare essere quella di far quadrare i conti. In questo caso ci si è preoccupati esclusivamente di piazzare tot ragazzi in tot metri quadrati. Non entrano tutti? E che problema c’è, metà li lasciamo in pigiama, abbiamo la didattica a distanza. In questo caso, però, «integrata». Come se fosse paragonabile alla lezione standard. Se la Dad era l’unica via d’uscita per terminare l’anno scolastico passato, non è giustificabile per quello prossimo. Perché c’era il tempo di programmare, di cercare alternative. Non è stato fatto. Ma nessuno, come al solito, se ne assumerà la responsabilità.