La coalizione di centrosinistra diserta l'aula e il Consiglio comunale salta in prima convocazione (si replica oggi). Il primo cittadino si è ritrovato solo al suo posto mentre l’appello scandiva i nomi di tutti gli assenti. Un episodio surreale che si è consumato nel silenzio della maggioranza che è andato avanti per il resto della giornata, mentre le opposizioni gridavano alla fine dell'esperienza amministrativa
Tutti gli articoli di L'editoriale del direttore
PHOTO
Salvate il soldato Romeo. Parafrasando il titolo del celebre film di Steven Spielberg, si potrebbe dire così. Salvatelo. Salvate il sindaco dalla sua maggioranza. Perché quello che è successo ieri, quando il primo cittadino si è trovato regolarmente seduto al suo posto tra i banchi della giunta, mentre i banchi della maggioranza erano completamente vuoti, resterà nell’immaginario dei cronisti. I fatti sono semplici da raccontare. Il Consiglio era convocato alle 10 per discutere un corposo ordine del giorno che andava (e va, visto che si replica oggi) dal Documento unico di programmazione 2027-2029 a due variazioni al bilancio, dal Polo universitario del Vibonese alla gestione esterna degli asili nido comunali e alla nuova struttura di Moderata Durant. Argomenti su cui, in una piccola città come Vibo, si regge una maggioranza. Ma la maggioranza non c’era.
Le poltrone rosse dell’emiciclo riservate alla coalizione di centrosinistra, più Console, che sostiene il primo cittadino, erano tutte, ma proprio tutte, desolatamente vuote. Di fronte, dall’altra parte dell’aula, l’opposizione già digitava freneticamente sui cellulari la bozza del comunicato stampa che di lì a poco avrebbe urlato la nudità del re. Intanto, al presidente del Consiglio comunale, Antonio Iannello, non è restato altro che procedere con un surreale appello durante il quale non aveva neppure la necessità di alzare gli occhi dal foglio e attendere la “non-risposta”. «Coloca Anna, assente…, Pugliese Laura, assente…, Ravenna Antonino, assente… Fiorillo Maria, assente…, Staropoli Nicola, assente…, Lo Bianco Umberto, assente…, Trapani Maria, assente…», e così via declamando tutti i nomi dei consiglieri di maggioranza che in aula non c’erano.
Il sindaco lasciato solo e l'affondo delle opposizioni
Che salti la prima convocazione del Consiglio comunale ci può anche stare, altrimenti la legge non ne prevederebbe due, la seconda proprio se la prima va deserta. I motivi possono essere molteplici e spesso non hanno nulla a che vedere con la tenuta politica di una coalizione. Ma il fatto che il sindaco fosse in aula, probabilmente senza sapere che i suoi consiglieri avevano deciso di dare buca, rende tutto più equivoco. L’opposizione ha dunque avuto gioco facile ad attaccare a testa bassa, offrendo una lettura della situazione che non ha lasciato scampo a Romeo. Andate a casa. Avete fallito. La maggioranza non esiste più e compagnia cantante. Tutto il repertorio, insomma, da ultime giornate di Pompei che poi, in verità, si rivelano sempre le penultime.
Pure l’ex sindaco Maria Limardo ha sentito l’esigenza di intervenire con una nota stampa per mettere alla berlina l’amministrazione in carica e rivendicare la realizzazione del migliore dei mondi possibili quando a Palazzo Luigi Razza c’era lei, decretando senza ombra di dubbio che questa parentesi di centrosinistra in quasi vent’anni di centrodestra è bella che finita. Anzi, non è mai cominciata.
Il silenzio della maggioranza e la paura delle urne
Per tutta la giornata di ieri nelle redazioni abbiamo atteso una nota, un comunicato, due parole in croce dei capigruppo di maggioranza che spiegassero cosa fosse accaduto e magari rintuzzassero le opposizioni dicendo loro che era inutile farsi illusioni, che Romeo non è solo e che l’assenza in Consiglio è derubricabile sotto la voce “cazzatella”. E invece no. Silenzio assoluto.
Il sindaco, dal canto suo, ha trovato il tempo per esprimere solidarietà al collega di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, clamorosamente ai domiciliari per un’inchiesta nella Sibaritide; l’assessore Stefano Soriano ha vergato una nota per replicare alle critiche di Cuore Vibonese in merito all’ultimo bando cannato dal Comune, con l’ennesima perdita di fondi a portata di mano, e poi nulla più. Neppure un fiato sull’umiliazione politica a cui è stato costretto Romeo.
Un silenzio che probabilmente sarà stemperato oggi in Consiglio, che si riunirà in seconda convocazione, sperando che sia la volta buona. Con tutta probabilità ci saranno le solite frasi di circostanza, con la minoranza che raddoppierà il carico cercando di menare ancora più forte e la maggioranza che si mostrerà inorridita da tale strumentalizzazione. E alla fine tutto tornerà come prima, magari con un bel rimpasto e una giunta vestita di nuovo. Perché le crisi politiche si possono sempre minimizzare, le assenze giustificare, le figuracce archiviare. Ma tornare nella polvere di una campagna elettorale, quello no. Meglio aspettare qualcuno che venga a salvarti, chiunque esso sia. E intanto tirare a campare.



