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L’ex assessore comunale e provinciale alla Cultura, storico esponente locale dei democrat, propone di cercare un “Calenda vibonese” per cambiare faccia al partito

Politica

«Per cambiare le cose nel Partito democratico locale ci vorrebbe un Calenda vibonese, un leader completamente nuovo che non sia né un ex democristiano né un ex comunista, perché alla fine il Pd è ancora e soprattutto questo: un partito di ex che non accettano davvero che il mondo sia cambiato».

Pino Ceravolo è uno storico esponente dei democrat vibonesi. Professore di scuola, già assessore comunale e provinciale alla Cultura molti anni fa, è uno che il Pd lo ha visto nascere e che ora non vorrebbe vederlo morire

«Ma il rischio che scompaia completamente è concreto, palpabile - dice - se la classe dirigente attuale non si convince a farsi da parte per sostituire le prime file con volti nuovi, presto non avranno nulla da dirigere». Ceravolo si considera fuori dal giro che conta, ma non fuori dalla politica, che continua a seguire con la passione di chi ci ha creduto davvero e vorrebbe tornare a crederci. Sebbene faccia parte del direttivo provinciale del Pd, non è di quelli che fanno troppo rumore quando parlano, un po’ per carattere e un po’ perché non ha potere da ostentare. La recente polemica in stile fratelli-coltelli tra il consigliere regionale Michele Mirabello e il deputato Antonio Viscomi, che da due giorni si azzuffano sull’annunciata partecipazione del parlamentare a un convegno organizzato da un movimento civico vicino al centrodestra, ha scosso però anche lui.

«Non si può continuare ad assistere a queste cose – continua -, soprattutto dopo l’esito delle elezioni politiche. Siamo in presenza di una classe dirigente litigiosa e lontana dal suo elettorato che invece avrebbe bisogno di messaggi semplici, chiari e unitari. Dovevamo essere la speranza del futuro e invece siamo percepiti come garanti di privilegi».

Per Ceravolo, dunque, il Pd dovrebbe ripartire dai motivi che ne hanno segnato l’ultima e più cocente sconfitta, facendo tesoro degli errori commessi: «I nuovi proletari che affollano i call center e tutte le altre “fabbriche” della nuova economia non hanno votato Pd. E quando un partito di sinistra viene abbandonato dai lavoratori, che partito di sinistra è? Al populismo di Lega e M5s, con tutte le pulsioni xenofobe, nazionaliste e autarchiche che comporta, noi abbiamo offerto la brutalità di una lotta fratricida e senza storia. Ma soprattutto non siamo riusciti a interpretare la voglia dirompente di profondo cambiamento dell’elettorato».

In verità, tutte cose dette e ridette anche da coloro che della recente sconfitta sono i principali responsabili senza che, però, si sia ancora mossa foglia, come dimostra il fatto che i segretari regionale e provinciali siano ancora tutti al loro posto, nonostante le quotidiane prospettive congressuali. Ecco perché Ceravolo suggerisce al Pd vibonese di muoversi su due direttive di marcia, cominciando innanzitutto ad aprirsi davvero. «Ci sono ancora tantissimi giovani motivati che vorrebbero entrare nel partito o che, essendo già iscritti, vorrebbero fare la propria parte - spiega - ma non hanno il minimo spazio di manovra. È a loro che dovremmo guardare se vogliamo rifondare il Pd. Coinvolgiamoli, aiutiamoli a mettersi in mostra e a dare il loro contributo di idee. Insomma, facciamogli largo». 

Un po’ come chiedere a un capretto di festeggiare la Pasqua, ma l’esponente democrat ritiene che anche i più ostinati difensori dello status quo sentano ormai il terreno mancargli sotto i piedi, con la partita politica così compromessa che potrebbero anche rinsavire. 

L’altra direzione verso la quale muoversi è la concretezza delle proposte e dell’azione politica. «Il Pd vibonese - dice - dovrebbe smetterla di parlare delle cose che alla gente non interessano, come le dinamiche interne al partito, ma concentrarsi su due o tre cose concrete che riguardano il territorio. Io comincerei dal destino dell’area occupata dallo stabilimento di Italcementi, affinché si promuova la bonifica e la riconversione sulla base di un’idea di sviluppo del territorio che la politica non ha ancora espresso in maniera univoca. Vibo Valentia non è né carne né pesce, perché sia lo sviluppo industriale che quello del settore turistico sono rimasti incompiuti. Il Pd ha il dovere di formulare una sua ipotesi di sviluppo territoriale e perseguirla». 

Tra gli argomenti prioritari da affrontare, che consentirebbero al partito di recuperare credibilità a livello locale, secondo Ceravolo c’è anche la sanità provinciale. «Bisognerebbe avere il coraggio - continua - di mettere sotto pressione i vertici dell’Asp e della Regione, chiedendo conto delle inefficienze non più sopportabili, dei servizi soppressi, dei reparti chiusi, dell’ospedale nuovo che ancora aspetta di essere costruito da 20 anni. Mettere in atto un pressing continuo infischiandosene delle appartenenze politiche, ma avendo come unico obiettivo il progresso del Vibonese».

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