giovedì,Luglio 29 2021

Comune Vibo e dissesto, ecco la lettera inviata dal sindaco al Ministero dell’Interno

Il Vibonese.it è entrato in possesso della missiva che la Limardo ha scritto nella speranza che «Vibo diventi il caso Vibo» e che dunque si possa evitare una seconda deriva finanziaria dell’ente

Comune Vibo e dissesto, ecco la lettera inviata dal sindaco al Ministero dell’Interno
Il sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo
La sede del Ministero dell’Interno

Ad annunciarla, nella sorpresa generale, è stato il sindaco di Vibo Valentia nel corso del consiglio comunale di venerdì scorso, 2 luglio, riunito per l’approvazione del Bilancio di previsione 2021. Maria Limardo, infatti, aprendo i lavori della seduta consiliare, ha riferito di avere scritto una lettera al ministero dell’Interno e, in particolare, di avere posto un preciso «quesito» al dicastero romano affinché – ha dichiarato in aula il primo cittadino – «Vibo diventi il caso Vibo». Il sindaco, insomma, sta prendendo sempre più consapevolezza che la città non può essere lasciata da sola ad affrontare una battaglia epocale. E, dunque, vuole portare l’emergenza finanziaria dell’ente alla ribalta nazionale al fine di fare evitare a Palazzo Luigi Razza un drammatico secondo dissesto. Serve, pertanto, un aiuto straordinario per riuscire ad evitare la catastrofe economica che, conseguentemente, avrebbe dei riverberi pesantissimi anche e soprattutto sulla intera comunità.

Da qui la spinta, forte e convinta, e la decisione ultima di indirizzare una lettera al ministero dell’Interno-Dipartimento affari interni e territoriali-Direzione centrale finanza locale. La missiva è stata fatta recapitare, inoltre, al Collegio dei revisori dei conti del Comune e, per conoscenza, alla Commissione straordinaria di liquidazione, nonché alla Prefettura di Vibo Valentia.

Il Comune di Vibo Valentia

Chiara la richiesta: in riferimento al possibile default di Palazzo Razza, l’amministrazione sollecita in modo accorato il Viminale a concedere un intervento straordinario ai sensi dell’articolo 256, comma 12, del decreto legislativo 267 del 2000. In buona sostanza, il sindaco Limardo chiede di «valutare e autorizzare» la procedura prevista la quale stabilisce  –  si legge nel testo del documento – che «nel caso in cui l’insufficienza della massa attiva, non diversamente rimediabile, è tale da compromettere il risanamento dell’ente, il Ministro dell’Interno, su proposta della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali, può stabilire misure straordinarie per il pagamento integrale della massa passiva della liquidazione, anche in deroga alle norme vigenti, comunque senza oneri a carico dello Stato. Tra le misure straordinarie è data la possibilità all’ente di aderire alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dall’articolo 243-bis». Tale intervento straordinario, dunque – scrive sempre il primo cittadino nella sua lettera – «si ritiene necessario considerata la gravità della situazione finanziaria dell’ente, strettamente connessa al primo dissesto e alla gestione dello stesso che insieme alle condizioni socio-economiche del territorio e all’intervenuta emergenza Covid, non hanno portato l’ente in bonus». [Continua in basso]

Nella sua missiva, inoltre, la Limardo non manca di scendere ancora di più nel dettaglio. E, quindi, al ministero spiega e dice di tenere presente – nelle sue valutazioni – di alcuni episodi ritenuti evidentemente fondamentali. Il Viminale viene, pertanto, invitato a tenere conto da un lato «del decreto ministeriale di approvazione del Piano di estinzione delle passività pregresse del Comune di Vibo Valentia, dove – fa notare la Limardo – si evidenzia una differenza positiva di 18.679.315,78 euro» e, dall’altro, della recente «richiesta di ulteriori chiarimenti da parte della Corte dei Conti, pervenuta in data 15 giugno scorso, che va ad integrare la delibera numero172/2020. Quest’ultima richiesta, in particolare, a pagina 19, evidenzia rilevanti criticità sui residui attivi ammessi alla liquidazione, per i quali non vi è un connotato di certezza e che, pertanto, dovranno essere oggetto di accantonamenti, vincoli di garanzia. Anche perché – è scritto sempre nella missiva – le somme incassate negli otto anni di attività dalla Commissione straordinaria di liquidazione sono stati pari a solo circa 5 milioni di euro». Va, quindi, tenuto conto che «le somme escluse dalla massa passiva per carenza di istruttoria, così come dichiarato dalla Commmissione e anche evidenziato dalla Corte dei Conti, comportano una rilevante problematica per la valutazione positiva del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, approvato con deliberazione di consiglio comunale il 5 agosto del 2019, e più in generale, per il reale e sostanziale risanamento dell’ente. Tali somme, infatti, ammontano a 18.774.243,29 euro, di cui la maggior parte è di immediata esigibilità».

Per tali ragioni, quindi, e perché fortemente preoccupata di non riuscire ad evitare con le sole forze dell’ente un più che probabile secondo dissesto, la Limardo ha deciso di chiedere “aiuto” al Viminale nella speranza che sul capoluogo possano presto rivolgersi le attenzioni del Governo Draghi. E magari richiamare così anche l’interesse di una classe dirigente complessiva, probabilmente, troppo distratta. Indifferente.  

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