Estorsioni a tappeto nelle Preserre vibonesi per dominare il territorio e incamerare facili guadagni. Il clan Loielo da un lato e quello degli Emanuele-Idà dall’altro non avrebbero risparmiato nessuno, imponendo le dazioni di denaro con minacce, intimidazioni e prevaricazioni di ogni tipo. Un’escalation criminale che ha reso difficile per imprenditori, commercianti e semplici cittadini convivere con una realtà criminale spesso a “braccetto” anche con pezzi della politica e della società civile locale.

Le estorsioni contestate al clan Emanuele

Sono due le operazioni antimafia sferrate dalla Dda di Catanzaro: “Jerakarni”, condotta sul campo dalla polizia, e “Conflitto” seguita dai carabinieri. Di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso devono rispondere Domenico Tassone, 41 anni, di Gerocarne, e Giovanni Emmanuele, 38 anni, di Sorianello. I fatti risalgono a dieci anni fa: 16 febbraio 2016. In tale data i due indagati sono accusati di aver “avvicinato” il capo cantiere della ditta “F. Deodato srl” - incaricata di eseguire i lavori di riqualificazione urbana del Parco Urbano “Il Mulino della Gioventù” a Vazzano – indirizzando nei confronti della vittima le seguenti espressioni: “Non montare i pannelli perché questa notte veniamo e li smontiamo! E digli al proprietario di venire a trovarci, che lui sa”. L’estorsione non andava a buon fine poiché il titolare del cantiere si rivolgeva alle forze dell’ordine.
Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne, è invece accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso poiché l’11 settembre 2018 avrebbe costretto la titolare di un panificio di Soriano Calabro (sito in via Marconi) a consegnargli una imprecisata somma di denaro, procurandosi così un ingiusto profitto con pari danno per la persona offesa. La nipote del titolare del panificio sarebbe stata raggiunta da una telefonata e minacciata con le seguenti frasi in dialetto: “Non ti preoccupare che in qualche maniera faccio, che li cacci tu! Li cacci che ti appicciu, ti appicciu u cosu, il panificio”.

Estorsione aggravata dal metodo mafioso è poi la contestazione rivolta al boss Franco Idà, 61 anni, di Ariola di Gerocarne, detto Nuccio (cognato di Bruno e Gaetano Emanuele), ed al figlio Michele Idà, 29 anni. Nel “mirino” – in data prossima al 25 ottobre 2019 – sarebbe finito l'imprenditore Domenico Monardo, titolare della “Dolciaria Monardo”, costretto a versare loro “una somma periodica di denaro a titolo estorsivo, così da procurarsi un ingiusto profitto con corrispondente danno per la persone offesa”. Per pressare Monardo a pagare, Franco e Michele Idà sono accusati di aver rivolto all’imprenditore svariate minacce e intimidazioni, arrivando “persino a collocargli un ordigno esplosivo sul mezzo da lavoro dell'impresa”.
Non sarebbe andata invece a buon fine la richiesta di “mazzetta” nei confronti di Francesco Tassone, titolare della ditta “Auto Tassone F.srl” con sede a Gerocarne. L’imprenditore si è infatti rivolto alle forze dell’ordine nell’ottobre 2019. Per tale tentata estorsione – aggravata dal metodo mafioso – devono rispondere: Antonio Campisi, 35 anni, di Nicotera (figlio del broker della cocaina Domenico Campisi, ucciso nel 2012); Michele Idà, 29 anni, di Gerocarne; Marco Idà, 34 anni, di Gerocarne; Filippo Mazzotta, 38 anni, di Soriano Calabro.
Franco Idà, Michele Idà e Marco Idà sono poi accusati di aver costretto nel febbraio 2021 la ditta Romano Srl, con sede a Jonadi, aggiudicatrice dell'appalto del valore di 220mila euro relativo ai lavori di ripristino della "Strada Giorpo" del comune di Sorianello, a versare loro - quindi alla criminalità organizzata di Soriano (così "mettendosi a posto" con la 'ndrangheta del vibonese) – una somma di denaro a titolo estorsivo pari al 3% del valore dell'opera da realizzare, cioè 7.500 euro in due tranche (la prima di 3.000, la seconda di 4.500 euro).

Ed ancora: Franco Idà, Michele Idà, Marco Idà e Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello, avrebbero costretto nel febbraio 2021 la ditta CM Impianti srl e la ditta “Parisi srl”, aggiudicatarie dell'appalto per i lavori di installazione degli impianti di videosorveglianza nei comuni di Sorianello e Gerocarne - pari, rispettivamente, a 157.583,92 euro e 133.606,81 euro - a versare loro una somma di denaro a titolo estorsivo, pari ad una quota parte del valore dell'opera da realizzare, in più tranche (di cui la prima, pari a duemila euro, consegnata dalle ditte appaltatrici nelle mani di Domenico Zannino).
Stessa contestazione (estorsione aggravata dal metodo mafioso) e stessi indagati (gli Idà e Zannino) anche per un’estorsione ai danni della ditta Moviter di Girolamo Macrì con sede a Soriano, aggiudicatrice di diversi appalti ricadenti nel territorio di influenza della consorteria, a versare loro una somma di denaro a titolo estorsivo, pari ad una percentuale del valore delle lavorazioni da svolgere, parte della quale, pari a duemila euro, consegnata dalla ditta nelle mani di Domenico Zannino nel febbraio 2021.
Per Franco Idà, Michele Idà e Domenico Zannino anche l’ulteriore contestazione di aver estorto (con metodo mafioso) a Romano Francesco, titolare della ditta “Cianti sas” con sede a Simbario - aggiudicatrice di un appalto per i lavori di "taglio boschivo" da effettuarsi in località Giannaronti nel comune di Pizzoni - una somma di denaro non inferiore a cinquemila euro, oltre ad una tangente di 150 euro per ogni carico di "macinato" effettuato dalla medesima ditta con riferimento alla massa legnosa destinata alla biomassa, somma che sarebbe stata consegnata dalla ditta nelle mani di Domenico Zannino nel febbraio 2021.
Franco Idà, Michele Idà, Marco Idà e Domenico Zannino sono infine chiamati a rispondere di aver costretto Rocco Macrì - titolare dell'omonima impresa di costruzioni aggiudicatrice di un appalto per i lavori di messa in sicurezza della viabilità su via della Libertà e I Maggio a Soriano per un totale di euro 261.046,17 euro - a versare loro ad ottobre 2020 una somma di denaro a titolo estorsivo, pari al 3% del valore delle opere da realizzare, cioè ottomila euro da consegnare nelle mani di Domenico Zannino.

Le estorsioni contestate al gruppo dei Loielo

E’ l’operazione antimafia denominata “Conflitto”, condotta dai carabinieri, a permettere invece alla Dda di contestare alcune condotte estorsive aggravate dal metodo mafioso. Oltre a quella di cui già ci siamo occupati ai danni della ditta di dolciumi di Domenico Monardo – che vede indagati Rinaldo Loielo e il cognato Filippo Pagano - , l’inchiesta contesta un’altra estorsione che vede indagati Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne, Valerio Loielo, 32 anni (fratello di Rinaldo), Rinaldino Loielo, 31 anni (cugino dei primi due), Nicola Criniti, 38 anni, di Gerocarne, e Angelo Valenzise, 53 anni, di Ariola di Gerocarne. Tra il 14 dicembre 2014 e il 14 gennaio 2015 tali indagati avrebbero costretto un agricoltore di Gerocarne a versare una somma dall'importo imprecisato, di cui 400 euro destinate a Antonino Loielo, per ottenere la restituzione del trattore agricolo precedentemente rubato.
Infine un’estorsione aggravata dal metodo mafioso viene contestata con l’operazione Jerakarni a Giovanni La Bella, 28 anni, di Piscopio, e Michele Carnovale, 26 anni, anche lui di Piscopio che avrebbero costretto – ad avviso della Dda – la vittima a consegnare loro 400 euro minacciando la persona offesa con frasi del tipo: "Salvatore portami i soldi che apposta non ti ho picchiato, vedi che se ti picchiavo ti facevo male". L’estorsione è datata 13 aprile 2021 e indica quale luogo di commissione Vibo Valentia.