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Dai dirigenti del partito parole dure verso i “traditori”. Insardà: «Se ne assumeranno le responsabilità»; Viscomi: «Chi è fuori dal codice etico è fuori dal partito»; Mirabello: «Conseguenze gravi»; Schinella: «Auspico provvedimenti»

La conferenza stampa di questa mattina
Politica

Sarà la Commissione di garanzia a determinarsi su eventuali provvedimenti da assumere nei confronti dei sei consiglieri comunali Pd di Vibo Valentia che hanno apertamente boicottato la lista ufficiale del partito in occasione delle recentissime elezioni provinciali, sostenendo lo schieramento di centrodestra, sia nella figura del candidato presidente che in quella dei candidati al Consiglio. Una prassi che prevede ora che la richiesta giunga attraverso lettera o segnalazione alla segreteria provinciale e da questa sia inoltrata alla commissione interna presieduta da Sergio Rizzo. Concetto ribadito a più riprese nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina nella sede della Federazione provinciale di via Argentaria a Vibo, ed avente ad oggetto proprio l’esito delle consultazioni di secondo livello, con particolare riferimento alle scelte compiute dal gruppo consiliare vibonese. Rompe dunque il silenzio sullo spinoso caso il Pd vibonese attraverso il segretario provinciale Enzo Insardà, il deputato Antonio Viscomi, il consigliere regionale Michele Mirabello e lo stesso sindaco di Arena Antonino Schinella, candidato del partito alla presidenza di Palazzo Bitonto, affiancati da Antonio Carchedi, uno dei tre eletti nella lista Pd, insieme a Maria Francesca Pascale e Gregorio Profiti. Un dato, quest’ultimo, messo in rilevanza per dipingere un quadro «non del tutto a tinte fosche», secondo i promotori dell’incontro con la stampa, sul quale tuttavia prende il sopravvento il “marchio dell’infamia” apposto dai consiglieri vibonesi. Intollerabile per il “partito-comunità” - ideale al quale tutti si sono richiamati questa mattina in via Argentaria - che trae linfa dai propri iscritti ma prevede al contempo regole certe e il rispetto delle stesse, pena precisi e inevitabili provvedimenti. Gli stessi invocati con forza dal candidato sconfitto Schinella il quale si è augurato che «si faccia al più presto chiarezza, per il bene del partito. Auspico che ci siano provvedimenti assunti con fermezza di fronte ad atti così deplorevoli» ha detto. (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

Stesso concetto fatto trasparire anche dal segretario Insardà il quale si è richiamato, tuttavia, al rispetto delle liturgie di partito che prevedono passaggi ineludibili. «Tra Pd e area di centrosinistra abbiamo cinque eletti - ha detto Insardà -, tanti quanti ne elegge il centrodestra, quindi nel bene o nel male la nostra  presenza c’è ed è anche ben consistente. Non abbiamo vinto perché i consiglieri comunali di Vibo non hanno votato il nostro partito né il nostro candidato, con una scelta di cui ancora aspettiamo di conoscere le motivazioni. Quando abbiamo candidato Schinella - ha aggiunto - abbiamo seguito un percorso lineare e trasparente, scegliendolo in un’assemblea e non certo in posti riservati. È stato un grave errore quello fatto dai consiglieri comunali di Vibo: le scelte politiche si discutono nelle sedi deputate a questo e tra noi si poteva scegliere una linea comune. Non è stato fatto, ognuno ora se ne assumerà le proprie responsabilità. Non entro nel merito delle espulsioni - ha detto in conclusione -: ci sono degli organismi per questo, se qualche segretario di circolo chiederà chiarimenti sarà la commissione ad intervenire nel merito secondo lo statuto del partito».

Chiarissimo Viscomi: «Un partito è una comunità politica e il perimetro di questa comunità è delimitato dallo statuto e dal codice etico. Chi sta fuori dallo statuto e dal codice etico sta fuori dal partito. Quindi sarà competenza degli organi statutari dirimere questa questione. C’è poi da evidenziare che queste elezioni hanno dimostrato che, in un modo o nell’altro, le persone vogliono trasparenza, vogliono chiarezza, competenze. Quanta più chiarezza, trasparenza e competenza mettiamo nel partito, tanta più gente si avvicinerà ad esso. C’è poi la questione della composizione della segreteria provinciale. Sul segretario oggi gravano troppi compiti, è necessario pensare ad una squadra che lo affianchi e aiuti il Pd a rielaborare una prospettiva politica. È poi urgente mettere in atto una serie di iniziative, che io chiamerei “Idee per la Provincia di Vibo Valentia”, partendo da 4 punti cardine: pianificazione territoriale e ambientale, mobilità e viabilità, rete ed edilizia scolastica e il ruolo di supporto che la Provincia deve dare ai Comuni. Se mettiamo in chiaro questi aspetti, allora vuol dire che queste elezioni segneranno un cambio di passo nella funzione del Pd». 

Nella parole di Mirabello torna il «tema della città capoluogo, dove abbiamo registrato questo grave atto da parte dei consiglieri del Pd, rispetto al quale non ci si può girare dall’altra parte. Noi abbiamo la necessità di coinvolgere l’intero corpo del partito su questa vicenda segnalando innanzitutto che il gruppo consiliare non solo non ha votato il candidato a presidente né la lista, ma non ha addotto nessuna motivazione sulla scelta. Rimpiango addirittura i tempi dell’“accorduni” - ha detto Mirabello -, qui siamo di fronte ad un vero e proprio accordo con il centrodestra giocato su tornaconto personali. S’impone quindi una riflessione, perché il Pd è una comunità fatta di regole che sono valse in passato, valgono nel presente e varranno nel futuro. Io non sono oggi nelle condizioni di parlare di espulsione: ci sono organismi deputati a fare ciò. Pongo però un problema politico molto serio che attiene alle regole della nostra comunità e non può che comportare conseguenze anche molto gravi. Il dato di fatto è che oggi il Pd non ha un gruppo nel consiglio comunale di Vibo e di questo bisogna tenerne conto. Anche perché ad oggi ci sono i numeri in Consiglio per mettere in minoranza Costa e la cosiddetta opposizione dovrebbe ora essere chiara su questo, sottoscrivendo dimissioni in massa, magari accogliendo quella mozione avanzata da Lo Schiavo ma rimasta lettera morta. Bisogna poi tener conto - ha aggiunto in conclusione - anche del fatto che abbiamo un circolo, quello della città capoluogo, che non è stato mai convocato alla vigilia delle elezioni nè dopo, non ha assunto alcun tipo di posizione e rispetto al quale si pone la necessità di intervenire».   

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