Dopo l’allarme lanciato dal geologo Carlo Tansi sulla fragilità geologica del territorio vibonese, la situazione appare critica in località Tono, nel comune di Ricadi. Qui, le recenti mareggiate e le previsioni di onde fino a 4 metri preoccupano residenti e operatori, ma è la gestione a lungo termine del fenomeno a finire sotto accusa. 

A fare il punto della situazione è Giacomo Benedetto, membro dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi. Secondo Benedetto, gli interventi messi in campo finora, inclusi quelli previsti dal masterplan regionale, non hanno sortito gli effetti sperati, se non addirittura sono risultati peggiorativi in alcuni tratti.

Situazione critica anche sul Tirreno. Ieri abbiamo posto l’attenzione su Tropea, oggi ci spostiamo qualche chilometro più a sud, a Capo Vaticano, dove l’erosione costiera minaccia il futuro della zona a maggiore vocazione turistica della Calabria. 

«Nel 2018 una forte mareggiata ha portato via scogliere e spiaggia – spiega Benedetto –. Pensavamo che gli interventi della Regione fossero utili. In realtà, i massi posti a protezione non hanno fatto quello che dovevano: la spiaggia è sparita, in alcuni punti non c'è più nulla».

Il problema centrale, secondo l'Osservatorio, non è la mancanza di fondi, confermati anche dalle recenti dichiarazioni del presidente Occhiuto, ma la tempistica. «Manca il coordinamento. Dal momento della progettazione all'esecuzione dei lavori passa troppo tempo, durante il quale i fondali si modificano costantemente. I progetti arrivano in cantiere già vecchi».

Ricadi, con i suoi 13 chilometri di costa, rappresenta un polmone economico fondamentale per il turismo calabrese, registrando tra 1,5 e 2 milioni di presenze estive. «La spiaggia non è solo degli imprenditori, ma di tutti», sottolinea Benedetto, chiedendo alla Regione Calabria un intervento urgente basato non più su barriere rigide, ma sul ripascimento continuo tramite draghe.

Lo sguardo è rivolto anche al futuro amministrativo del comune, che andrà al voto nel 2026: «Chi si candiderà ad amministrare Ricadi dovrà avere il coraggio e l'umiltà di trattare l'erosione come opera primaria, andando a bussare in Regione un giorno sì e l'altro pure».

A confermare l'evoluzione drammatica della costa è Toto Tavella, residente e operatore turistico al Tono dal 1960. «Abbiamo perso tra i 40 e i 50 metri di terreno e spiaggia», racconta Tavella, pioniere del turismo locale.

Secondo l'imprenditore, i cambiamenti climatici giocano un ruolo chiave, con eventi estremi che si ripetono ciclicamente, ma serve un approccio scientifico diverso: «I massi non sono la soluzione. Servono studi seri delle correnti fatti da esperti oceanografici. Meno si tocca il fronte mare con opere invasive, meglio è».

A margine della questione ambientale emerge anche un problema burocratico e fiscale che colpisce i proprietari gli operatori turistici. «Esiste un problema di mancato aggiornamento delle mappe catastali – conclude Benedetto –. Ci sono proprietari, come il signor Tavella, che continuano a pagare le tasse su porzioni di terreno che oggi non esistono più perché inghiottite dal mare. È un'anomalia che il Comune dovrebbe sanare».