VIDEO | Dalla falesia di Santa Maria dell’Isola che si sgretola al quartiere di Vibo Marina, gli scenari sono tutti spaventosi. L'ex capo della Protezione civile regionale lancia l'allarme: «Il mare si riprende quello che sprechi, abusivismo e burocrazia gli hanno sottratto»
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Non usa mezzi termini Carlo Tansi. Geologo, ricercatore ed ex direttore della Protezione Civile regionale, Tansi ha scelto un luogo simbolo per lanciare il suo grido d’allarme: la spiaggia ai piedi di Santa Maria dell’Isola a Tropea. Alle sue spalle, le transenne delimitano l’area interessata dai crolli del 7 aprile e del 18 maggio 2023. Tra le mani, una cartina della Calabria che sembra un bollettino di guerra: intere fasce costiere segnate in rosso. «Rosso significa erosione, rischio, pericolo. E il Vibonese è in prima linea».
La fragilità del simbolo di Tropea
«Siamo in una zona bellissima, ma geologicamente fragile», spiega Tansi indicando la parete rocciosa. Ma quella che sembra roccia imperitura è in realtà biocalcarenite: «È roccia tenera, formata da accumuli di fossili, che si può quasi grattare con un dito». Il geologo mostra le fratture visibili, le faglie che tagliano la "pseudo-roccia" indebolendola. «Quando il mare, sempre più violento a causa dei cambiamenti climatici, scava alla base, vengono giù intere "fette" di costone. I lavori di consolidamento fatti in passato? Progetti mal realizzati, chiodature inefficaci che non hanno impedito i crolli». È successo nell’aprile del 2023: un’intera “fetta” di scoglio è venuta giù. Poteva essere una strage se fosse accaduto d’estate.
Il rischio, dunque, non è solo geologico, ma umano: «Siamo in una delle zone più frequentate d'Italia. Se non si interviene con consolidamenti seri, e non palliativi, si rischia la tragedia».
L'erosione costiera: «Abbiamo perso un campo da calcio»
Il problema, però, non riguarda solo la rupe. Tutta la costa tirrenica, da Tortora a Reggio Calabria, sta arretrando. «Dagli anni '50 ad oggi la linea di costa è arretrata mediamente di 110 metri. È come aver perso un campo da calcio messo per lungo», illustra Tansi. La causa? L'uomo. «Dagli anni '60 abbiamo "stuprato" i fiumi. L'urbanizzazione selvaggia e abusiva ha ristretto gli alvei, impedendo ai corsi d'acqua di portare sabbia e nutrimento al mare. Senza quell'apporto, il mare si mangia la spiaggia».
Se un ciclone simile a "Harry" (che ha devastato lo Ionio con onde di 12 metri) dovesse colpire il Tirreno vibonese, l'effetto sarebbe devastante: «In territori così fragili, il processo erosivo subirebbe un'accelerazione drammatica».
Vibo Marina e lo scandalo dei fondi spariti
Spostando l'attenzione su Vibo Marina, Tansi tocca un nervo scoperto: il quartiere Pennello. «Un quartiere abusivo costruito letteralmente dentro l'alveo dei fiumi. Lì non si può e non si deve condonare», tuona il geologo. «La natura ha memoria: l'alluvione del 2006, con i suoi morti, è stata la riprova che i fiumi si riprendono i loro spazi».
Ma la denuncia di Tansi si fa ancora più pesante sulla gestione del post-emergenza. «Per Vibo furono stanziati 48 milioni di euro. Quando arrivai alla Protezione Civile nel 2015, cercai quei fondi: ne erano rimasti solo 11. Il resto? Spesi in modo illegale o assurdo». Tansi cita cifre precise, frutto di una denuncia presentata all'epoca al procuratore Gratteri: «Ho visto 280mila euro spesi in un anno per cancelleria, o autisti che guadagnavano 6mila euro al mese grazie a 400 ore di straordinario. Soldi pubblici, destinati alla sicurezza dei cittadini, finiti nelle tasche di amici e parenti mentre i fiumi restavano una minaccia».
Il caso Pizzo e la "coperta corta"
Sulla recente barriera frangiflutti di Pizzo, contestata dai cittadini, Tansi è chiaro nel metodo: «Non conosco il progetto specifico, ma l'approccio dei "lavori puntuali" è sbagliato. Se metti una barriera o un pennello in un punto, la spiaggia lì cresce, ma la togli al comune vicino. È il gioco della coperta corta». Secondo l'esperto, serve smetterla con i progetti comunali frammentati che sprecano denaro pubblico.
L'incubo isolamento: a Paola il mare scava sotto la ferrovia
Ma l'erosione non minaccia solo le spiagge. Spostando l'attenzione poco più a nord, nella zona di Paola, Tansi descrive uno scenario da brividi per le infrastrutture strategiche nazionali. «Stamattina abbiamo fatto un sopralluogo a nord della stazione di Paola», racconta il geologo. «Lì il mare ha raggiunto i binari. Non solo: sta scavando sotto la sede della ferrovia, creando una vera e propria grotta, una nicchia vuota sotto i binari». La gravità della situazione è estrema: su quella linea passa l'Alta Velocità, è l'arteria vitale che collega la Calabria e la Sicilia al resto d'Italia. «I terreni lì sono ancora più scadenti di quelli di Tropea. Se dovesse arrivare una mareggiata importante – avverte Tansi – si rischia il crollo e l'interruzione totale della ferrovia. E non sarebbe un danno riparabile in pochi giorni: rischiamo l'isolamento ferroviario di mezza regione».
L'appello finale: un Master Plan o la fine del turismo
La soluzione esiste, ma è ferma nei cassetti. «Nel 2014 c'erano i fondi e c'era un Master Plan: un grande progetto unitario per tutta la costa regionale. Sono passati 11 anni e la burocrazia regionale ha bloccato tutto».
Il futuro delineato da Tansi, se non si inverte la rotta, è a tinte fosche. «Il mare non aspetta i tempi della burocrazia. Tra 10 anni potremmo non avere più le spiagge di Tropea, di Capo Vaticano o di Diamante. E siccome la Calabria vive di turismo balneare, se spariscono le spiagge, sparirà anche la nostra economia».



