Comunali a Vibo, Luciano: «Il vero trasformismo è quello dei consiglieri comunali Pd»

Per il candidato sindaco bisogna «superare i pregiudizi ideologici» ma condannare le scelte «fatte in spregio agli elettori e finalizzate a rendere il partito servo di Forza Italia» 

Per il candidato sindaco bisogna «superare i pregiudizi ideologici» ma condannare le scelte «fatte in spregio agli elettori e finalizzate a rendere il partito servo di Forza Italia» 

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La prima fila della convention di Luciano
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La contrapposizione destra-sinistra non può essere considerata la bussola per orientare le dinamiche politiche a Vibo Valentia. Parola del candidato sindaco Stefano Luciano che risponde così alle polemiche suscitate dalla presenza – in occasione della convention promossa per ufficializzare la sua discesa in campo – di esponenti politici di estrazione democratica e di altri di provenienza conservatrice seduti in prima fila. Accanto ai sovranisti Franco Bevilacqua, Pino Scianò e Nicola D’Agostino, nell’occasione avevano trovato posto i democrat Bruno Censore e Michele Mirabello. Presenze che, inevitabilmente, sono finte per scatenare i malumori della base del partito riformista e che hanno indotto i protagonisti della “sbandata” a repentine ed imbarazzate marce indietro. Nel dibattito sulla questione interviene quindi anche il diretto interessato che, rimarcando la necessità di superare i pregiudizi ideologici, indica altri passaggi a reali esempi di «trasformismo». Serve, per Luciano, indicare però le «coordinate esatte. A partire dallo scorso ottobre – spiega l’ex presidente del consiglio comunale – il gruppo consiliare del Pd (consiglieri poi espulsi da tale partito) si è subordinato a Forza Italia, determinando una profonda alterazione degli equilibri politici e rendendo palese la presenza di un patto di potere, finalizzato unicamente a favorire personalismi». Questo, per Luciano, suggerisce tre considerazioni. La prima: «la contrapposizione destra/sinistra, nello scenario attuale, non può più essere considerata la bussola per orientare le dinamiche politiche di Vibo Valentia»; la seconda: «occorre evitare pregiudizi ideologici, veti personali e battaglie di posizione che negli anni hanno distrutto un territorio e hanno impedito di dare a Vibo l’ampio respiro che merita»; terza e ultima: «sono quelli avvenuti negli scorsi mesi da parte dei consiglieri comunali del Pd (poi espulsi) i trasformismi da condannare, perché adottati in spregio degli elettori e perché finalizzati a rendere il Pd servo di Forza Italia e dei suoi padroni».

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