Regionali, l’inedita (e forse velleitaria) centralità di Vibo Valentia

La poltrona di candidato governatore scotta: tra chi aspira apertamente, chi viene indicato come possibile soluzione, chi come anello di congiunzione: uno scenario “originale” per la politica locale
La poltrona di candidato governatore scotta: tra chi aspira apertamente, chi viene indicato come possibile soluzione, chi come anello di congiunzione: uno scenario “originale” per la politica locale
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Ce ne sono nel Movimento 5 Stelle, ce ne sono vicini al Movimento 5 Stelle, ce ne sono in Forza Italia. Mancano a sinistra, ma forse a mancare è la sinistra. Gli aspiranti presidenti della Regione Calabria originari di Vibo Valentia, in questa competizione elettorale dalla data ancora incerta, sono tanti. Parecchi, come forse mai accaduto in modo così palese. Vibo Valentia si trova, in maniera inedita e con ogni probabilità velleitaria, ad essere il centro delle voci, delle indiscrezioni che a volte diventano notizie, nelle dinamiche politiche regionali.

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Si parte dal Movimento 5 Stelle. Nelle scorse settimane il “pizzitano” Pippo Callipo, unanimemente ribattezzato re del tonno, stava per impossessarsi anche del trono di candidato governatore in quota 5 Stelle. Un trono evidentemente più spinoso di quello di spade, dato che l’imprenditore sembra esser stato scaricato dai vertici dei furono grillini. E proprio a Beppe Grillo, il comico fattosi politico, ha chiesto udienza – notizia di stamattina – un’altra vibonese ambiziosa: la parlamentare tropeana Dalila Nesci, che la sua aspirazione non l’ha mai nascosta e che continua a proclamarsi figura adatta al ruolo. Al fondatore, la Nesci ha chiesto di valutare la sua candidatura anche se già bocciata dal capo politico Luigi Di Maio, evidentemente convinta della bontà della proposta. A Vibo, invece, è di parere opposto l’altro parlamentare pentastellato, Riccardo Tucci, che rimette in pista il nome di Callipo: «Lo vedrei bene alla guida della Calabria», ha dichiarato nell’ultima puntata di Perfidia su LaC tv. Lui lo vede bene, altri a quanto pare no.

Non è di Vibo Valentia, ma a Vibo Valentia ha consacrato la sua ultima esperienza professionale Giuseppe “Peppino” Gualtieri. Nell’antica Monteleone è stato prefetto fino all’aprile scorso. Un passato glorioso da poliziotto ed alto funzionario dello Stato per Gualtieri, individuato quale possibile anello di congiunzione del redigendo patto tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Le quotazioni dell’“adottivo” vibonese restano, al momento, forse le più alte in quello schieramento.

Sull’altra sponda, quella del centrodestra, ovviamente continua a tenere banco la querelle legata a Mario Occhiuto, dopo la benedizione di Silvio Berlusconi e il pressoché istantaneo blocco imposto dalla Lega. Un bivio con due strade davanti, e forse qualche interpoderale. Principalmente le opzioni sono due: ritirare il nome di Occhiuto e puntare su un’altra figura gradita a tutti gli alleati o correre in solitaria. Se la seconda opzione sembra condurre su un precipizio, negli ambienti azzurri c’è chi auspica la prima strada. Ed in tal senso, oltre ai nomi di Sergio Abramo e dell’altro Occhiuto, Roberto, fratello del sindaco di Cosenza ed attuale parlamentare con grande considerazione nelle alte sfere, ecco un altro vibonese: Giuseppe Mangialavori. Il senatore azzurro, tra l’altro coordinatore provinciale di Vibo Valentia, è stato tirato per la giacca più volte. Recentemente, quando le voci si sono fatte insistenti, ha pubblicamente ribadito di non avere intenzione di abbandonare il Senato e di essere convinto della bontà della scelta del coordinamento regionale di FI, ovvero quella di puntare su Mario Occhiuto. Tutto, però, avveniva prima dello stop leghista. Ora ogni cosa è rimessa in discussione. E da fantapolitica a politica è un attimo.