Referendum a Ricadi, al via la mobilitazione dei comitati per il “Sì”

I cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sul cambio di denominazione del comune in “Ricadi - Capo Vaticano” il prossimo 26 marzo. Domani l’iniziativa dei sostenitori della modifica

I cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sul cambio di denominazione del comune in “Ricadi - Capo Vaticano” il prossimo 26 marzo. Domani l’iniziativa dei sostenitori della modifica

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È previsto per domani, sabato 11 marzo alle 17.30, il primo appuntamento del coordinamento dei comitati referendari per il “Sì” al cambio di denominazione del comune di Ricadi. A darne ufficiale comunicazione è Giacomo Benedetto, che guida il comitato referendario “I Guardiani del Faro” e che da anni è impegnato in battaglie civili a difesa e valorizzazione di Capo Vaticano. 

«Quello di sabato sera è un primo importante appuntamento che ci proietta nel vivo della campagna referendaria – afferma Benedetto -. Credo che questa del cambio di denominazione sia una grande e storica occasione. La campagna referendaria va improntata innanzi tutto sulla chiara divulgazione dei benefici di questa proposta. Aggiungere la denominazione di Capo Vaticano a Ricadi consente, nel rispetto di storia identità e tradizioni, di valorizzare un brand riconosciuto in tutto il mondo». 

Ricadi-Capo Vaticano: cambio di denominazione, indetto il referendum

E ancora, «nessuna deminutio per il capoluogo. Anzi al contrario, con questa proposta si ridà a Ricadi una centralità forse perduta nel corso degli anni. Si rimette il capoluogo al centro, si veicola il nome di Ricadi nel mondo grazie al dirompente effetto traino del brand di Capo Vaticano. Questo è l’obiettivo alla portata di tutti i cittadini di questo comune. Nessuno si illude che questa scelta possa rappresentare la panacea di ogni male, o risolvere problemi aggravati da decenni di abbandono. Ma non basta lamentarsi o pensare di poter risolvere tutto in un attimo come per magia». 

“Ricadi-Capo Vaticano”, nel cambio di nome la chiave per rilanciare il territorio?

Quindi per i sostenitori del “Sì”, al referendum del prossimo 26 marzo, «partire da questa piccola opportunità può comportare solo vantaggi senza penalizzare nessuno e senza sprecare risorse ed energie né finanziarie né politiche. Spero che il confronto rimanga su questi temi – conclude Benedetto -, e non si carichi questa vicenda di significati politici. Penso anzi che sia un’occasione buona per ricucire un territorio per troppo tempo diviso in steccati e pregiudizi».